La gelosia nell’ amicizia

Anna e Angela sono amiche da ormai quindici anni. Si conoscono sin da quando erano bambine: hanno infatti frequentato la stessa scuola elementare, la stessa scuola media e lo stesso liceo. Negli anni dell’università, nonostante un diverso percorso di studi, le due ragazze non si sono mai perse di vista: erano solite accordarsi per aperitivi e serate insieme, passeggiate nei boschi e uscite con il loro gruppo di amici. Le relazioni sentimentali per loro non erano indispensabili: preferivano la libertà della vita da single e la loro amicizia era il legame più importante in assoluto. Nessuno avrebbe mai potuto dividerle. Un giorno, al Carnevale di Venezia, le due amiche fanno conoscenza di un gruppo di ragazzi, tra i quali, per il suo impeccabile travestimento da vampiro, spicca Filippo.

 

Egli mostra sin da subito un sincero interesse per Angela e i due si scambiano il numero di cellulare e iniziano a chattare nei giorni seguenti. Si incontrano nuovamente e scoprono di avere una particolare intesa e di essere intellettualmente attratti. Così, le uscite si fanno più frequenti e nel giro di breve tempo si fidanzano ufficialmente. Angela sente di voler condividere l’emozione del momento con l’amica; le scrive un messaggio dicendole: “Anna sono felicissima! Io e Filippo da oggi siamo una coppia!” Passano le ore e Angela riceve la seguente risposta: “Stai attenta. I vampiri succhiano energia.” Incredula e delusa, Angela prova a telefonare ad Anna, senza ricevere risposta. Dopo qualche settimana di silenzio, le due amiche riescono finalmente ad incontrarsi. Anna scoppia a piangere e comunica ad Angela di non essere affatto felice della sua nuova relazione in quanto si sente abbandonata, trascurata e ferita. Angela cerca di spiegarle che lei rimarrà per sempre la sua amica del cuore, che tra loro non è cambiato nulla, e anzi, la invita ad uscire con gli amici di Filippo.

 

Come si può facilmente intuire da questa storia, la gelosia e la possessività non sono fenomeni tipici solamente delle relazioni sentimentali: esse possono manifestarsi anche nella sfera delle amicizie, indipendentemente dall’età delle persone coinvolte. Ciò che Anna prova in seguito al fidanzamento di Angela è un sentimento di vuoto, di perdita: non riesce ad accettare che l’amica non le possa più dedicare il tempo di prima e non è in grado di far fronte al cambio più o meno netto delle abitudini che, insieme, avevano costruito.
Gli studi in ambito psicologico ci dicono che durante l’infanzia, soprattutto per le bambine, l’amica del cuore è un elemento cruciale per lo sviluppo cognitivo e sociale: essa permette infatti quel rispecchiamento e quella reciproca comprensione che con elevatissime probabilità non si riuscirà a trovare in altre persone. Si tratta di una relazione unica, esclusiva, talmente profonda da creare un piccolo mondo a sé stante composto da quelle due singole unità che, a ben guardare, sono una cosa sola. Durante la crescita, come è naturale che sia, le strade si possono dividere, portando le persone coinvolte a frequentarsi o a sentirsi meno: il lavoro, la famiglia, gli impegni e gli imprevisti della vita, i traslochi, i viaggi, le nuove conoscenze sono tutti elementi che contribuiscono alla trasformazione di quel legame unico. Questo non significa che l’amicizia perde di valore o di importanza, ma che assume delle connotazioni differenti a mano a mano che si diventa adulti e che si trova un proprio posto nel mondo.

Nel caso di Anna, vivere per lunghissimo tempo questo rapporto simbiotico con Angela e sentirsene deprivata nel giro di poche settimane porta la ragazza a sentire un pesante senso di disorientamento, così pervasivo da non permetterle nemmeno di provare felicità per l’amica né di vedere i lati positivi e nuovi di questa condizione. Anna, infatti, riflette tutto su se stessa: si sente ferita, distrutta, non compresa, forse quasi tradita dalla persona per lei più importante. Alla base di tale frustrazione e di tale “congelamento” delle emozioni positive non c’è soltanto l’insicurezza personale di Anna, ma anche la sua forma di dipendenza nei confronti dell’amica, senza la quale il mondo sembra fermarsi e la vita non avere più senso. In questi casi diventa fondamentale crearsi una propria autonomia, entrando in contatto con la propria interiorità e imparando a trascorrere tempo di qualità in compagnia di se stessi in modo da non aver bisogno che qualcun altro riempia i nostri vuoti e le nostre mancanze. Questo, sebbene all’apparenza sembri molto facile, presenta delle difficoltà e delle insidie a forte impatto emotivo, e non per tutti è un processo immediato.

Per tale ragione, un percorso di psicoterapia può aiutare a comprendere le ragioni profonde di una condizione emotiva come quella che sta vivendo Anna, contribuendo a restituire energia vitale a quelle parti dell’Io che, se non rafforzate e consolidate, potrebbero condurre ad un progressivo peggioramento globale della qualità della vita. Infatti, anche supponendo che Anna riuscisse ad allargare il proprio giro di amicizie e a godere di nuove distrazioni, se non trovasse in lei la volontà per intervenire su questa sua condizione mortifera e sul suo tipo di attaccamento, si potrebbe presto trovare in situazioni analoghe in un prossimo futuro. Di fronte a nuove amicizie e a nuovi incontri, infatti, ci può essere da un lato l’iniziale illusione di essere tornati a stare bene e ad essere in pace con se stessi; qualora però qualcosa non andasse secondo le aspettative (come ad esempio una brutta litigata che non giunge a soluzione), i vecchi fantasmi, se precedentemente non riconosciuti e affrontati, potrebbero ripresentarsi, facendo sentire la persona ancora più frustrata e incapace di convivere con le proprie insicurezze. Occorre pertanto prendere consapevolezza delle proprie modalità relazionali, intervenendo su ciò che può esservi di disfunzionale e riuscendo così a trasformare i propri rapporti in qualcosa di appagante, soddisfacente e sano.
Molto spesso, infatti, i “vampiri che succhiano l’energia” non sono esterni a noi: sono anzi aspetti della nostra personalità e dei nostri comportamenti autosabotanti che ognuno di noi, in prima persona, ha il potere di trasformare, esplorando le proprie parti più profonde, dialogandoci e scoprendo così ciò che ostacola la serenità che tanto si desidera e si ricerca.

 

 

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