Secondo me Luigi Pirandello, sostenendo l’idea che possiamo essere uno, nessuno e centomila era un tipo che ne sapeva una pagina in più del libro, era avanti ma talmente avanti che se si voltava indietro vedeva il futuro! Col carnevale ma anche con halloween abbiamo la possibilità di sperimentare questa verità. Maschi possono diventare femmine, femmine maschi, bambini vestirsi da vecchi e vecchi da bambini, i belli diventano brutti e i brutti belli ecc…
Queste ricorrenze annuali sono una preziosa occasione per chi ha qualcosa di cui si vergogna per trasformare la realtà in finzione e comunque sperimentarsi nei panni di ciò che vorrebbe essere nella vita reale. Penso per esempio a tutte le persone omosessuali che si vergognano o hanno paura di dimostrarlo. Col carnevale travestendosi possono manifestare la loro identità senza essere sottoposti alla reale o percepita graticola del giudizio altrui. Mi vengono in mente tante persone disabili che ho incontrato in psicoterapia. Volendo possono trasformare la realtà in finzione e vedere cosa succede al fine di provare a modificare alcune idee disfunzionali su ciò che pensano di se stessi e sui pensieri negativi che attribuiscono agli altri. Cito un esempio che mi tocca personalmente di una realtà che conosco bene. In genere le persone disabili della vista hanno grosse difficoltà ad accettare la propria condizione. Spesso, ma non sempre, c’è un rifiuto della menomazione visiva che si concretizza in un isolamento sociale. E’ molto difficile accettare l’uso del bastone bianco, l’uso del cane guida e di tutti quei strumenti che aiutano a superare l’handicap soprattutto quando sono visibili agli altri che riconoscono subito la presenza di una peculiarità: la condizione di non vedente/ipovedente. Io da quando giro con il cane guida mi diverto parecchio, a volte qualche bella donna mi chiede: “Posso accarezzarlo?” Talvolta la mia risposta sorniona è: “certo anche il padrone se vuole!” oppure all’esclamazione “che bello!” fingo di non capire è dico: “chi io o il cane?”. E’ da qui iniziano spesso simpatiche conversazioni.

Ad alcune persone ho suggerito di vestirsi da cieco a carnevale con bastone e occhiali scuri e mi sono proposto per i più timorosi anche di fare da accompagnatore; una bella comica due mezzi orbi che camminano a braccetto! Forse l’unico caso in cui uno più uno non fa due ma meno di uno! Il cambio di prospettiva è abbastanza repentino al momento e non sempre il ritorno alla realtà è facile ma il muro della resistenza al cambiamento ha subito una bella crepa. Un’altra chance è quella di provare l’uso del bastone in un posto dove nessuno ti conosce in modo da dare la possibilità all’individuo di sperimentarsi in una nuova veste senza sentirsi gli occhi addosso delle persone conosciute. Non è per tutti facile uscire dalla routine e mostrare l’originalità del nuovo abito, comunque l’esperienza è fortemente liberatoria, la tensione scende e il beneficio nell’autonomia e mobilità è tangibile. E’ interessante notare le reazioni delle persone che vanno dal rispettoso e discreto “serve aiuto?” all’indifferenza totale, al “poverino è cieco!”. Suggerisco alle persone disabili che giustamente odiano il pietismo di considerare i pietisti come soggetti limitati, con una visione ristretta della vita, poverini loro perché l’esperienza forse non ha dato la possibilità di vedere oltre il loro naso! La situazione percettiva si ribalta e il cosiddetto disabile ha la possibilità di sentirsi originale, sanamente superiore, veramente diversamente abile perché non esiste una persona ugualmente abile rispetto ad un’altra.
Un altro giochetto simile l’ho fatto con una persona che temeva di sbiancare in volto quando si trovava in mezzo alla gente. Si sentiva teso, l’ansia saliva solo al pensiero che ciò potesse succedere con conseguente evitamento dei posti affollati, insomma un classico disturbo d’ansia con attacchi di panico. La fortuna mi ha aiutato o forse il fatto che Halloween si stava avvicinando mi ha suggerito l’idea. La mia indicazione è stata di proporgli di partecipare ad una festa a tema vestendosi nel modo adeguato ma soprattutto gli ho chiesto di dipingersi la faccia di bianco. Naturalmente questi “compiti per casa” li propongo con savoir-fair, costruendo prima una relazione terapeutica che mi permette di farlo e mettendo la persona nella condizione per cui è più difficile che mi dica di no. Inserisco durante la terapia metafore, comunicazioni paradossali ed elementi di surrealtà e poeticità che preparano il terreno per muovere il mio esercito nella manovra di accerchiamento del nemico. Una battaglia si po’ vincere o perdere ma la guerra si vince soprattutto con l’effetto sorpresa e la campagna di disinformazione verso il nemico. In psicoterapia confondere e disorientare un po’ la persona fa si che abbassi le difese permettendomi di sconfiggere le avanguardie della resistenza al cambiamento. Ritornando alla persona che temeva di sbiancare la psicoterapia è continuata con un lavoro sull’ immagine di sé e sulla produzione di ipotesi alternative favorevoli rispetto ai pensieri ripetitivi e negativi su se stesso e su quello che lui considerava il suo problema.
Leggendo qua e la qualcosa su Totò e la tradizione della macchietta napoletana sono venuto a conoscenza di una loro consuetudine chiamata “il caffè sospeso”. In sostanza una persona lascia al barista un caffè pagato da offrire ad uno sconosciuto. Ho pensato di proporre questo giochetto ad un ragazzo che dichiarava di avere difficoltà a conoscere ragazze. Gli ho suggerito di individuare bene bene il locale giusto e il/la barista giusto/a cercando di farci due chiacchiere complici. Se necessario bisogna frequentare il locale più volte. Lasci un caffè pagato ma anche un bel bigliettino che verrà consegnato dal barista, con una bella frase, che senti tua e un tuo recapito (mail, Facebook, e/o telefonino). In alternativa si possono acquistare dei palloncini gonfiabili a forma di cuore, di fiore o con disegnato un sorriso dove scrivere ciò che ritieni opportuno. Beh la ragazza non l’ha ancora trovata ma qualche pesciolina ha abboccato all ‘amo…e chi vivrà vedrà! Anche in questo caso non si tratta di soluzioni definitive e risolutive ma passaggi attraverso i ponti della strada verso un maggiore autostima.
PSICO-BARZELLETTE
Quando era piccolo a carnevale ho vestito mio figlio da Zorro e mia figlia da Fatina. Poi ho detto a mia figlia: “Fai una magia con la bacchetta magica!”. E lei toccandolo con la bacchetta magica disse: “Sparisci!”
Manicomio criminale. C’è un nuovo arrivato e un ricoverato gli chiede: “Perché sei qui?” “Io… beh, sai… era carnevale…gettavamo fiori dal balcone… Mia moglie si chiamava Margherita…”
Ragazza di facili costumi cerca lavoro solo a carnevale.
Ragazzo molto lento cerca lavoro part-time da svolgere a tempo pieno.
Operaio agricolo cerca lavoro terra terra.
Pastore protestante cerca lavoro in un gregge di pecore nere.
Killer disoccupato cerca qualcosa per ammazzare il tempo.
Equilibrista esperto cerca impiego stabile.
Trapezista cerca esagono per uscire dalla solita routine.
Se vi serve una persona veloce, scattante e con molta voglia di lavorare, assumetemi e vi darò una mano a cercarla.
Professore: “Quali sono le condizioni indispensabili per la sopravvivenza della razza umana?”. Studente: “Cibo, acqua e senso dell’umorismo”. Professore: “E le donne?”. Studente: “E’ li che ci vuole senso dell’umorismo!”
Un uomo rientra a casa sua all’improvviso e trova la moglie a letto con un nano: “Ma cara, mi avevi promesso di non tradirmi più!” “E’ vero! Ma non vedi che sto cercando di smettere, diminuendo la dose?”




