Dipendenza da smartphone e dai social

Ogni giorno su What’s App, famosa applicazione dedicata alle chat, vengono mandati in media 64 miliardi di messaggi. A questo numero già esorbitante, pari a quasi 10 volte quello delle persone sulla Terra, andrebbe poi aggiunta la quantità incalcolabile di post, selfie, SMS e like che compaiono sui nostri Smartphone.
La ragione di tanta abbondanza potrebbe risiedere, secondo studi recenti, proprio nel nostro cervello. Si è scoperto, infatti, che vedere la notifica di un nuovo messaggio sul proprio cellulare provoca una piccola scarica di dopamina, ormone associato a sensazioni di soddisfazione e benessere. Sapere che qualcuno sta comunicando con noi, infatti, ci rassicura sulla nostra importanza per gli altri e ci fa sentire parte di un gruppo; questo vale soprattutto per gli adolescenti, che sperimentano maggiormente il bisogno di sentirsi accettati e apprezzati dai loro coetanei.

 

Dipendenza da smartphone e dai social

 

Dipendenza da smartphone e dai social: la dopamina

Tuttavia, le sensazioni piacevoli indotte dalla dopamina possono indurre dipendenza, come infatti sta accadendo a molti giovani nella società moderna. Ad indicare questo fenomeno sono stati coniati addirittura due termini: la sigla “FOMO”, che sta per fear of missing out, e la parola “nomofobia”, indicante la paura di essere privi di cellulare, in inglese no mobile. In altre parole, infatti, dietro all’ossessione per lo Smartphone si nasconderebbe il terrore di essere scollegati dal mondo esterno, come se non si potesse vivere senza connessione. Questa problematica si manifesta con le stesse caratteristiche di una dipendenza da sostanze: chi ne è affetto ha l’impressione di non poter vivere senza il cellulare e sperimenta senso di ansia e malessere quando gli viene tolto; prova il cosiddetto craving, ossia un impulso irrefrenabile ad utilizzare il telefono; infine, sviluppa tolleranza, effetto per cui è necessario sempre più tempo trascorso online per sentirsi soddisfatti. Comportamenti tipici di questa forma di dipendenza sono per esempio avere più dispositivi, portare sempre con sé un caricabatterie, controllare continuamente la posta elettronica e le applicazioni di messaggistica. A soffrire di questa condizione è soprattutto chi si sente inadeguato e insicuro, alla costante ricerca di conferme esterne. Per qualcun altro, invece, la vita digitale può diventare una distrazione, un intrattenimento per distogliere l’attenzione dalle proprie preoccupazioni.

Vista la sua dilagante diffusione, è importante affrontare tempestivamente il fenomeno, visti anche i risultati di recenti pubblicazioni che dimostrano i danni prodotti dall’uso eccessivo di Smartphone. Essi sono sufficienti ad allertare non soltanto chi è dipendente, ma anche chi, come la maggior parte della popolazione, tende a trascorrere molto tempo sul web.
Innanzitutto, la luce blu dello schermo può danneggiare la vista, provocare cefalea e disturbare il sonno, alterando l’equilibrio della melatonina, ormone che regola i ritmi circadiani. Inoltre, le donne non saranno felici di sapere che esporsi frequentemente ad essa favorisce l’invecchiamento della pelle, anticipando la comparsa delle rughe e, ancor peggio, aumentando il rischio di tumori.

Anche la posizione che lo SmatPhone ci costringe a mantenere ha conseguenze altrettanto infelici, come dolori al collo, alla schiena e addirittura al polso, predisponendolo al rischio di tendinite.
Infine, l’abuso del cellulare altera la chimica del cervello, provocando ansia, irrequietezza e nervosismo. Questi danni sono ancora più forti nei bambini e nei ragazzi, avendo un effetto negativo sulla loro vita emotiva e sociale.
La buona notizia è che questi squilibri possano essere risolti attraverso la psicoterapia: è stato infatti dimostrato come i livelli del GABA, o acido ammino-butirrico, uno dei neurotrasmettitori maggiormente compromessi dall’uso smodato dello Smartphone, possano essere ristabiliti affidandosi ad un professionista.

Allora… pronti a spegnere il cellulare e… ricaricare il cervello?

 

 

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