Nell’immaginario comune, i gifted children, detti anche bambini plusdotati o bambini prodigio, sono dei piccoli geni, in grado di qualità eccezionali che li rendono di gran lunga superiori alla norma. Spesso vengono visti con un misto di ammirazione e invidia dai coetanei e dagli adulti, colpiti dalle loro precoci abilità, ma la loro condizione è ben più complessa di ciò che normalmente si pensa.
In effetti, c’è molta confusione sia su cosa significhi davvero essere “gifted”, sia sulle conseguenze che questo comporta.
Innanzitutto, è bene chiarire che i bambini plusdotati non sono affatto dei geni. È più corretto, infatti, affermare che essi presentano dei talenti in una o più aree, ossia delle abilità superiori alla norma; ad esempio, potrebbero avere maggiori capacità logiche e linguistiche rispetto ai coetanei od essere particolarmente predisposti all’arte o allo sport. Ciò che è importante sottolineare è proprio il fatto che la plusdotazione è spesso circoscritta ad uno o a pochi ambiti, il che rende questi bambini estremamente competenti nell’esercizio di una particolare abilità, ma non eccellenti in tutto ciò che fanno; anzi, essendo l’intelligenza un aspetto molto complesso e ricco di sfaccettature, un bambino che risulti plusdotato in un’area potrebbe addirittura essere carente in un’altra. Anche i gifted children, perciò, non sono immuni da difficoltà e problemi. Inoltre, si tende a pensare che soggetti di tali pregi siano naturalmente portati a spiccare e a brillare sugli altri, ma anche questo è un falso mito. Molti di questi piccoli, infatti, non manifestano all’esterno il loro talento, un po’ perché possono vergognarsi di avere interessi e passioni fuori dal comune, un po’ perché non si sentono spronati a dare il massimo a scuola.

Un’ulteriore convinzione assai diffusa è infatti quella secondo cui i bambini prodigio dovrebbero godere di ottimi voti; in realtà, molto spesso le richieste scolastiche, essendo più basse rispetto al loro livello di competenza, porta questi alunni a sentirsi annoiati, frustrati e poco stimolati ad impegnarsi. Ad aggravare la situazione è anche il fatto che i gifted children incontrano in genere molti ostacoli a livello relazionale e interpersonale: faticano a trovare compagni che condividano le loro curiosità, come quella per la matematica o le scienze; inoltre, tendono a spazientirsi per gli errori e la lentezza altrui, che appaiono loro incomprensibili e ingiustificati. Infine, lo sviluppo cognitivo non sempre va di pari passo con quello emotivo e questo può portarli ad entrare in contatto con idee e concetti razionalmente afferrabili ma difficilmente accettabili sul piano personale. Ad esempio, un bambino di questo tipo potrebbe cogliere nella loro complessità significati come quello di morte o di violenza, ma essere impreparato emotivamente ad affrontarne le implicazioni.
Alla luce di questi dati, è facilmente intuibile come i bambini plusdotati si trovino spesso in una condizione di disagio piuttosto che di vantaggio. In genere infatti le loro capacità non sono riconosciute e valorizzate; il rendimento scolastico è spesso basso e vengono colpevolizzati di poco impegno e motivazione con frasi tipiche come “ha le capacità ma non si applica”, quando in realtà sono semplicemente poco stimolati e incoraggiati; rischiano di essere visti come strani e di non sentirsi capiti, sperimentando un forte stress nelle relazioni con i pari e con gli adulti. Il fatto di essere dei piccoli prodigi, dunque, sarebbe più una condanna che una fortuna.
Ma cosa fare allora perché questo dono non si trasformi in un pesante fardello?
Il primo passo è riconoscere il talento; ciò significa, per genitori e insegnanti, prestare particolare attenzione non solo alle criticità dello studente, ma anche alle sue risorse, che possono manifestarsi attraverso interessi e curiosità spiccate per un determinato argomento o predisposizione a particolari esercizi. Se le abilità notate sono notevoli, può essere interessante sottoporre il ragazzo ad una valutazione diagnostica; attualmente mancano, purtroppo, misure specifiche per la plusdotazione, ma un semplice test del Q.I. può evidenziare punteggi superiori alla norma in specifiche aree. In questo caso, è bene informare il bambino delle sue abilità: dirglielo infatti non lo conduce a montarsi la testa o a vantarsi, ma è piuttosto un buon modo per fargli finalmente capire come mai si sente diverso Dagli altri.
Una volta appurata l’esistenza di una plusdotazione, è poi fondamentale adottare un piano educativo speciale e personalizzato: le capacità vanno stimolate con esercizi e attività che risultano sfidanti e mai noiose, cosicché lo studente si senta adeguatamente compreso, valorizzato e sostenuto nel suo percorso di crescita. Se a scuola non è possibile farlo, il genitore può almeno spronare il figlio a coltivare hobby che lo aiutino a mantenere i suoi interessi e ad accrescere le sue competenze. Del resto, ciò sarebbe importante non solo per i gifted children ma anche per tutti gli alunni brillanti: spesso infatti si punta ad aiutare chi è più in difficoltà, trascurando chi invece se la cava bene e ritenendo che quest’ultimo non abbia problemi, ma è invece importante incoraggiare e sostenere anche gli studenti più competenti, aiutandoli a perseguire scopi e obiettivi adatti alle loro capacità.
Infine, un sostegno psicologico può essere importante per i bambini plusdotati e le loro famiglie per dare un supporto nella gestione delle emozioni e delle dinamiche interpersonali: è bene aiutare il piccolo a entrare in contatto con i propri stati d’animo e ad insegnargli come esprimerli all’esterno, favorendo anche l’empatia nei confronti degli altri e l’accettazione delle diversità fra sé e loro; genitori e fratelli, invece, vanno informati sulle esigenze specifiche del ragazzino e guidati nel trovare con lui una comunicazione efficace.
In conclusione, la plusdotazione può essere sia una fortuna che una condanna a seconda dell’ambiente che circonda chi ha questo dono: se c’è apertura e comprensione può diventare un meraviglioso talento, se invece predominano la chiusura e i pregiudizi, può finire per trasformarsi in una fonte di disagio.



