La trama
Era il marzo del 2012 quando si sparse la notizia del suicidio di Gabriele: la sua auto era stata ritrovata sulle rive del Po’ e i suoi familiari, sconvolti, avevano ricevuto delle lettere d’addio. Sua figlia Giulia, però, una brillante studentessa di Bologna, sentiva che quella morte non la convinceva: non riusciva a credere che proprio lui, suo padre, l’acuto e intelligente ragioniere,sempre impegnato nel volontariato e disponibile a farsi in quattro per gli altri, avesse scelto di togliersi la vita. Potrebbe sembrare il tentativo di negare un lutto difficile da accettare, ma quello di Giulia era vero intuito e non illusione: Gabriele, infatti, aveva soltanto finto di essere defunto e si era diretto in treno verso la Puglia, scappando silenzioso da tutto e da tutti. Fuggiva dal suo lavoro, il quale poco a poco lo aveva sempre più avviluppato in una rete di menzogne e bugie: l’uomo, infatti, continuava a spostare ingenti somme di denaro, a discapito della banca, per impedire che i clienti, dei quali si era conquistato la fiducia, risentissero della crisi. Fuggiva anche dalla famiglia, lacerata da conflitti irrisolti: Gabriele si era separato dalla moglie da tempo, ma non se n’era mai distaccato, continuando a conviverci; anche con la nuova compagna, inoltre, non riusciva a mantenere un legame stabile e soddisfacente. Forse, però, Gabriele fuggiva anche da stesso, dall’ipocrisia e dalla falsità che aveva dimostrato in quegli anni, portando costantemente una maschera per nascondersi agli occhi altrui.
Il piano, sapientemente organizzato, lo portò a un cambio drastico e radicale di vita. Gabriele infatti finì per nutrirsi con gli avanzi lasciati nelle spiagge dai turisti e per dormire coperto di cenci in un trullo. Fu costretto a lottare per sopportare la fame e la sete, a rinunciare ad internet e all’elettricità, ma soprattutto a consumare il suo tempo da solo, come un eremita. La scelta di scappare, così estrema e perentoria, provocò un taglio netto alla maschera che Gabriele si era lentamente costruito nella vecchia vita, facendo emergere un uomo nuovo, più libero e meno condizionato dalla società. Quando infatti tornò a casa, riuscì a ottenere il perdono di amici e famigliari e a condurre un’esistenza più umile ma intensa.
Il personaggio
Gabriele Andriotto sembra scaturito dalla fantasia di uno scrittore creativo e originale, ma la sua è una storia vera. Inizialmente restìo a raccontarsi, l’uomo ha poi deciso di dare fiducia allo scrittore Andrea Priante, e di lasciare che il suo talento e la sua maestria con le parole dessero voce, corpo e concretezza ai suoi vissuti, ai pensieri, alle emozioni.
Qualcuno potrebbe ammirare Gabriele per il suo coraggio e la capacità di aver vissuto per sette mesi senza l’agio e il comfort della società contemporanea; qualcun altro, invece, lo criticherebbe di aver abbandonato i suoi cari e di essere fuggito dalle sue responsabilità. Qualunque sia il punto di vista che si scelga di adottare, quel che è certo è che questo personaggio vive un po’ in tutti noi. Ognuno, infatti, costruisce ogni giorno delle maschere per presentarsi agli altri, adattandosi così alle esigenze della collettività e stereotipandosi per risultare conforme ai canoni moderni; ciò a volte, però, può nascondere e soffocare i nostri bisogni più sinceri e autentici: quella parte più profonda all’interno di noi vorrebbe allora scappare, lottare per ritrovare la libertà, esprimersi ed emergere.
È compito di tutti, quindi, riuscire a vivere la propria vita anziché quella degli altri e liberarsi dai condizionamenti esterni, che a volte portano a confondere ciò che è superfluo da ciò che è veramente essenziale. Ciò non implica per forza l’assunzione di misure drastiche come quelle di Gabriele, ma conduce alla necessità di dedicare del tempo a sé stessi e alle proprie esigenze, senza negare ciò che impone la società ma senza neppure conformarsi totalmente ad essa.
I temi
In questo libro affiorano diverse tematiche, che si intrecciano fra loro in una storia intrigante ed avvincente.
Un primo aspetto è quello dell’evitamento: ciò che porta Gabriele a sentirsi sempre più insoddisfatto della sua vita quotidiana è il fatto che, anziché tentare di risolvere i problemi personali, li evita. Evita di affrontare del tutto la separazione: pur essendo ufficialmente divorziato con la moglie Marilù, continua a vivere con lei; evita di ammettere la pesantezza della crisi economica, facendo di tutto per rassicurare i suoi clienti. Pensando di evitare il dolore, la frustrazione e la rabbia che le difficoltà della vita provocano, Gabriele si comporta un po’ come uno struzzo che nasconde la testa fra la sabbia, illudendosi del fatto che i pericoli non ci siano più solo perché non li vede. Al contrario, i problemi rimangono sempre lì, intatti, ed ostinarsi ad evitarli porta solo ad affossarsi sempre di più, a seppellirsi pian piano diventando così ancora più incapaci di reagire e difendersi. Anche la scelta estrema di Gabriele è, per altro, una scappatoia: fuggire in Puglia è solo un tentativo di evasione, di fuga dai problemi. La sua esperienza, però, lo porta a condurre una vita selvaggia e spartana e a diventare così più in grado di fronteggiare la realtà, con tutti i suoi ostacoli. Il suo viaggio lo costringe ad alzare gli occhi dalla sabbia e a guardare in faccia i pericoli, sì, ma anche tutte le bellezze della vita, il piacere delle piccole cose, la gioia che Gabriele aveva poco a poco dimenticato. Senza scappare, acquistò così più consapevolezza, ma anche una maggiore fiducia nelle proprie risorse.
Una seconda tematica cruciale è quella della solitudine: il protagonista, infatti, riuscì a maturare e cambiare anche grazie al tempo passato solo con sé stesso, impegnandosi a sistemare e rendere dignitoso il suo alloggio di fortuna. Purtroppo, il ritmo frenetico delle giornate quotidiane ci distrae spesso dal mondo interiore, fino a renderci, talvolta, inconsapevoli dei nostri bisogni profondi, delle emozioni e dei vissuti che ci condizionano. La solitudine, intesa non come emarginazione ed isolamento ma come incontro con sé stessi e con la natura, è un momento importante da coltivare: a volte, infatti, sarebbe necessario fermarsi, prendersi una pausa, staccare da tutto e da tutti. Prendersi dei ritagli di tempo per rilassarsi è fondamentale per trovare un maggior equilibrio interiore e riconnetterci con noi stessi: per farlo non è necessario confinarsi in un trullo pugliese, ma è sufficiente anche concedersi qualche minuto da soli, in silenzio, senza internet e telefono che possono distrarci.
Il libro offre poi anche molti altri spunti e temi su cui riflettere, ma vi invito a trovarli da soli, per assaporarvi appieno la lettura coinvolgente e trovare voi stessi i significati e le interpretazioni che più vi rispecchiano. Leggere infatti è sempre un’esperienza soggettiva e personale e come tale va mantenuta.
In conclusione, dunque, non posso che augurarvi una buona lettura consigliandovi questo libro che mi ha toccato profondamente!



