L’intelligenza emotiva: cos’è e perché è importante

Diversi tipi di intelligenza

Spesso, quando si definisce “intelligente” una persona, è perché riesce ad eseguire facilmente anche ragionamenti molto difficili, come quelli matematici. Con questa parola, infatti, ci si riferisce spesso a professori, laureati, brillanti ingegneri o provetti scrittori: in altri termini, si fa questo complimento solo a chi primeggia in quei campi in cui sono necessarie la logica e la razionalità.

In realtà, però, le abilità intellettuali rappresentano soltanto una forma particolare dell’intelligenza vera e propria, che è un concetto molto più complesso e variegato di quello che normalmente si pensa. Oltre al ragionamento e al raziocinio, infatti, sono presenti molte altre tipologie di intelligenza, come quella musicale, artistica o motoria. Una, in particolare, risulta importantissima nella vita umana, forse ancor più di quella logica: l’intelligenza emotiva. Essa consiste di specifiche capacità che permettono di relazionarsi in modo efficace con sé stessi e con gli altri, consentendo così di instaurare rapporti interpersonali sinceri e profondi, ma anche di essere più convincenti, attraenti, intuitivi e apprezzabili.

L’intelligenza emotiva: cos'è e perché è importante

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L’intelligenza emotiva: cos’è e perché è importante

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L’intelligenza emotiva

Più nel dettaglio, l’intelligenza emotiva è stata definita per la prima volta nel 1990 da Salovey e Mayer come la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui.  Essa si compone di diverse abilità, fra le quali:

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  • Autoconsapevolezza: consiste nel saper identificare, distinguere e nominare i propri stati d’animo, comprendendo i propri cambiamenti emotivi.

  • Autocontrollo: è la capacità di gestire le proprie emozioni, sia positive che negative, e di regolarle in funzione dei propri scopi.

  • Auto-motivazione: connessa a quella precedente, è l’abilità nel perseguire e portare avanti un obiettivo a prescindere dalle difficoltà che entrano in gioco; implica la bravura nel padroneggiare le proprie emozioni in vista di uno scopo finale.

  • Empatia: consiste nel saper comprendere le emozioni degli altri, mettendosi nei loro panni.

  • Assertività: è la capacità di comunicare i propri bisogni in modo chiaro ed efficace.

 

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Com’è facilmente intuibile, l’intelligenza emotiva risulta cruciale nei rapporti interpersonali ed esercita una forte influenza sul benessere dell’individuo; tuttavia, è stata dimostrata la sua importanza anche negli ambiti di performance, nei quali si è tendenzialmente sovrastimato il ruolo dell’intelligenza cognitiva, ossia delle abilità logiche, linguistiche e matematiche. È stato provato sperimentalmente, ad esempio, che i soggetti dotati di maggior intelligenza emotiva riuscivano a svolgere un maggior numero di compiti di problem-solving rispetto agli altri e si scoraggiavano meno di fronte alle difficoltà, risultando più competenti nel gestire lo stress e la frustrazione. Anche Goleman, nel libro: “Intelligenza emotiva: cos’è e perché può renderci felici” sostiene l’importanza di questa abilità nel contesto lavorativo, sottolineando come essa possa agevolare le relazioni con i colleghi e, in ultima analisi, aumentare la produttività. Alcuni studi hanno invece riscontrato una correlazione positiva fra intelligenza emotiva e successo scolastico, sia fra studenti universitari che nelle scuole superiori.

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Come diventare intelligenti emotivamente

Da quanto detto, si può capire come l’intelligenza emotiva svolga un ruolo determinante nella vita di tutti i giorni, forse ancor più di quella logica. Oltre infatti a fungere da guida nei rapporti d’amore e d’amicizia, è essenziale anche in quegli ambiti in cui normalmente non viene ritenuta importante, come la scuola o il lavoro: chi è emotivamente intelligente riesce con più facilità ad ottenere un obiettivo perché maggiormente grintoso, motivato e resistente allo stress.

A questo punto, immagino che voi lettori vi starete chiedendo se avete queste abilità oppure no. Qualcuno, magari, penserà anche di non essere tanto bravo in questo campo e si domanderà spaventato se questo possa essere uno svantaggio. Beh, non c’è da preoccuparsi, perché non si nasce emotivamente intelligenti, ma lo si diventa! Con impegno e pazienza, infatti, si possono accrescere le proprie abilità emotive anche se non si è molto predisposti o dotati.

Un primo passo per iniziare a farlo è quello di prestare attenzione alle proprie emozioni e ai comportamenti che ne seguono. Spesso, infatti, si reagisce istintivamente e senza pensare, senza dare il giusto peso ai bisogni e alle motivazioni profonde alla base di ciò che facciamo. Provate allora a prendere nota dei vostri stati d’animo e del vostro umore nel corso della giornata e a pensare al modo in cui questi sono collegati a come vi comportate: ad esempio, potreste scoprire che tendete a litigare di più e ad abbuffarvi quando siete più stressati, o che reagite in malo modo alle critiche perché vi fanno sentire stanchi o delusi.

Questo esercizio può sembrare banale, ma costituisce già un buon inizio per diventare più consapevoli delle proprie emozioni e per imparare a gestirle meglio. Un percorso con uno psicologo è però auspicabile per ottenere un vero e proprio cambiamento!

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