Effetto dunning-kruger: meno sappiamo, più pensiamo di sapere

L’effetto Dunning-Kruger prende il nome da David Dunning, uno psicologo sociale, e dal suo allievo Justin Kruger, che furono i primi a descrivere e studiare tale effetto per cercare di dare una spiegazione ad una storia alquanto particolare e divertente.

Tutto inizia con un giovane uomo americano, Wheeler McArthur, che il 6 gennaio 1995 decide di rapinare due banche, in pieno giorno e con il volto scoperto. Non proprio una bella mossa. Infatti neanche un’ora dopo viene arrestato dalla polizia con sorpresa del rapinatore che incredulo per l’essere stato riconosciuto attraverso il video delle telecamere, esclama: “ma io indossavo il succo”. L’uomo aveva deciso di ricoprirsi il volto con del succo di limone perché credeva di renderlo invisibile, proprio come quando scrivi con il succo di limone su un foglio di carta e le parole non si leggono a meno che non avvicini una fonte di calore.

Questa vicenda fece molto riflettere Dunning che arrivò alla conclusione che questo rapinatore fosse troppo stupido per accorgersi di essere stupido o di aver avuto un’idea stupida e che quindi la sua stessa stupidità l’avesse reso inconsapevole della sua stupidità. Questo pensiero contorto serve a spiegare l’intuizione che ha portato i due psicologi a formulare l’effetto Dunning-Kruger, comunemente chiamato “paradosso dell’ignoranza”.
Questo effetto è un bias cognitivo, ovvero un errore che il nostro cervello fa nel valutare le proprie capacità o quelle degli altri e che porta ad una distorsione della realtà. Da una parte ci sono le persone incompetenti in una determinata materia o su un determinato tema che tendono a sopravvalutare le proprie capacità e che pensano di sapere tutto. Dall’altra ci sono gli esperti che invece tendono a sottostimare le proprie capacità in quanto sanno che le loro conoscenze possono avere dei limiti, sanno che ci sono altre possibilità, insomma, come direbbe Socrate, sanno di non sapere.

Nel primo gruppo troviamo quei soggetti che oltre a sopravvalutare le proprie capacità, non riescono a riconoscere le effettive abilità degli altri (anche degli esperti), non si rendono conto della propria ignoranza e incompetenza (se non dopo una preparazione adeguata sul tema), hanno un’eccessiva fiducia in se stessi, non sono consapevoli dei propri limiti e dei propri errori, e sono supponenti. A cadere in questo “tranello” sono soprattutto coloro che hanno una ridotta facoltà di meta-cognizione, ovvero una ridotta propensione all’auto-monitoraggio e all’auto-valutazione e un eccessivo senso di auto-efficacia anche quando non sono competenti sul tema.
Se dopo aver letto tutto ciò pensi che l’articolo non parli anche di te, ti sbagli. Purtroppo l’effetto Dunning-Kruger può riguardare qualsiasi persona, perché ognuno di noi manca di competenze o di conoscenze su qualcosa.
La cosa importante per non cadere nel tranello è quella di diventare consapevoli di questo effetto e delle sue conseguenze.

Ecco allora alcuni consigli: sviluppa un senso critico valutando l’autorevolezza e la veridicità delle tue fonti; leggi molto e informati; e infine cerca di fare l’interpretazione più oggettiva possibile, confrontando punti di vista e fonti differenti e mostrando apertura e flessibilità.

Ci sono così tante cose da scoprire e da sapere che dobbiamo stare attenti a non cadere in questa “illusione di superiorità”.

 

 

 

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