Cinematerapia: Bates motel – Donne che controllano troppo

La trama

Nel 2013 è stata lanciata sugli schermi una serie televisiva statunitense destinata ad ottenere un grande successo: Bates Motel. La storia, che si ispira, seppur molto liberamente, al romanzo Psycho di Robert Block, racconta le vicende dell’adolescente Norman Bates e della madre.

La prima stagione inizia con il trasferimento dei due in una cittadina dell’Oregon, dove Norma, madre del protagonista, decide di comprare un motel ed iniziare così una nuova vita dopo la morte del marito. A turbare il loro arrivo, però, è l’ex proprietario della struttura che, non accettando di aver dovuto cedere la gestione dell’edificio, attacca la donna; nel tentativo di difendersi, questa finisce per colpirlo mortalmente. Spaventata dall’accaduto e dal fatto che la polizia possa diffidare della sua versione, si fa aiutare dal figlio per nascondere il cadavere; questo, però, darà inizio ad una lunga catena di episodi che mostreranno il legame morboso fra la madre e il ragazzo. A prender parte alla vita del motel, inoltre, si aggiungeranno Dylan, fratellastro di Norman, ed Emma, una dolce ragazzina affetta da fibrosi cistica.

Uno sguardo in profondità ai personaggi

Al centro della serie è la relazione disturbata fra Norman e Norma Bates. I nomi quasi identici dei due forniscono un indizio importante sulla natura del legame: madre e figlio, infatti, faticano a percepirsi come separati l’uno dall’altro e tendono a vedersi come parti di un’unica persona.

Norma è una donna affascinante, intelligente e dotata di mille risorse, ma incapace di superare i traumi del proprio passato; nel tentativo di proteggere sé stessa e Norman dalla sofferenza che le difficoltà della vita possono procurare, esercita un controllo eccessivo sul figlio, imponendogli di starle sempre vicino e di fare affidamento soltanto a lei. Norma infatti, temendo che il ragazzo possa incontrare dei rischi o dei pericoli, sente la necessità di vegliare sempre su di lui e di risolvere al suo posto qualsiasi problema, impedendogli così di assumere le sue responsabilità e di imparare a cavarsela da solo. Nel far questo, la donna arriva anche a mentire al giovane, nascondendogli dettagli che potrebbero farlo soffrire, e si comporta in modo seducente e manipolativo, più simile a quello di un’amante che di un genitore.

L’accudimento spasmodico e l’atteggiamento iperprotettivo di Norma nascono in realtà dalla sua tendenza a vivere le relazioni in maniera assolutistica, oscillando fra due estremi opposti: anche nella sua giovinezza, infatti, la donna ha stretto rapporti simbiotici e totalizzanti, come quello con il fratello, per poi però troncarli del tutto interrompendo ogni contatto. È come dunque se la protagonista conoscesse soltanto emozioni forti quali l’amore travolgente e l’odio, essendo incapace di sperimentare stati d’animo intermedi.

Viceversa, Norman è un ragazzo estremamente gentile, compiacente e controllato; da un lato assomiglia a un bambino ancora incapace di staccarsi dalla mamma, dall’altro si esprime con un linguaggio colto e forbito più simile a quello di un adulto; non sembra riuscire a vivere, insomma, il periodo dell’adolescenza. In effetti, il legame morboso con la madre lo costringe imprigionato in un doppio ruolo: da una parte quello di eterno piccino, incapace di crescere e di sviluppare un’identità propria perché dipendente dalle coccole e dalle cure della mamma, dall’altro un partner, che deve fornire a Norma l’affetto e la vicinanza di cui lei è priva. Il tema del doppio, del resto, condiziona fortemente la psicologia di Norman, che, accanto alla tenerezza e alla gentilezza che lo contraddistinguono, presenta degli impulsi violenti e dei desideri inconfessabili che egli stesso non riesce a riconoscere come propri.

Altri personaggi importanti sono Dylan, figlio non voluto di Norma, che deve lottare contro la consapevolezza di essere sempre stato rifiutato e trascurato; è dotato però di un’acuta intelligenza, che gli permettono di comprendere che il legame fra la madre e il fratellastro è malato e che non deve esserne geloso. Nonostante i conflitti con Norma e i numerosi momenti di allontanamento, tenterà più volte di aiutarli e rappresenterà l’unico vero punto di riferimento sano per Norman.

Anche Emma, amica di Norman e aiutante di Norma nella gestione del motel, dimostra una sorprendente forza d’animo nel convivere con la propria malattia; a differenza di quest’ultima, che all’esterno si presenta come forte e determinata ma che in realtà cela fragilità importanti, Emma non nasconde la sua condizione di debolezza, ma fa anzi della sua sensibilità un punto di forza importante, che le fa conquistare stima e apprezzamento.

Una riflessione per i genitori di oggi

La situazione di Norma è estremamente grave e patologica, ma anche nella quotidianità e nella realtà di molte famiglie possono presentarsi dinamiche che in questa serie televisiva vengono esasperate.

Innanzitutto, l’iperprotezione: molti genitori, eccessivamente preoccupati per i loro figli, tendono ad adottare nei loro confronti un atteggiamento di controllo, limitandone la libertà e sostituendosi a loro nella risoluzione di ogni piccola difficoltà. Questo comportamento, però, impedisce ai bambini di sperimentare delle sfide e così di sviluppare delle capacità importanti per crescere e diventare autonomi. I piccoli inoltre, se viene loro impedito di confrontarsi con la dimensione del rischio e della difficoltà, costruiranno un’immagine di sé come persone incapaci, fragili e sempre dipendenti dall’altro. C’è inoltre da chiedersi quanto queste tendenze genitoriali riflettano il desiderio di salvaguardare il benessere del figlio e quanto invece non siano espressione del bisogno di tenerlo accanto a sé, come avviene per Norma.

In secondo luogo, anche la simbiosi è un tema che emerge nella storia. Essa è una relazione in cui i membri non riescono a percepirsi come individualità distinte ma soltanto come parte di un tutt’uno. Se un legame di tal tipo può essere normale in alcune condizioni, come quella della diade madre-bambino nel post-partum o della coppia nell’innamoramento, se prolungato è sempre malsano. Per la salute del rapporto, infatti, è importante che le persone coinvolte riescano ad avere un’immagine di sé e dell’altro coerente e chiara, conoscendone limiti e punti di forza. Questo significa, per un genitore, imparare ad accettare che il figlio può essere diverso dalle proprie aspettative e può prendere scelte di vita autonome e slegate dalla volontà dell’adulto; per la coppia, invece, implica accettare che ognuno dei due partner abbia propri interessi, esigenze e punti di vista. La differenziazione, ossia la capacità di stare vicini ma non in simbiosi, conduce a relazioni equilibrate, dove l’affetto per l’altro si accompagna alla consapevolezza e all’accettazione anche dei suoi difetti, a differenza di ciò che fa Norma, che vive soltanto i due estremi dell’amore e dell’odio totalizzanti.

Infine, un messaggio di speranza ricavabile dalla serie è quello dato dalle figure di Dylan ed Emma: nonostante le innumerevoli difficoltà che devono fronteggiare, i due personaggi sono dotati di grande resilienza e riescono così ad affrontare i problemi senza farsene abbattere. Non sono però i classici eroi dei film, coraggiosi e senza macchia, ma persone comuni, con i loro dilemmi e drammi irrisolti, che sanno andare avanti anche perché capaci di chiedere aiuto e di ammettere le proprie fragilità.

In conclusione, dunque, Bates Motel è una serie avvincente e appassionante, ma anche ricca di spunti per riflettere. La consiglio allora vivamente, ricordando però che non è adatta ai minori di 18 anni.

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