L’ansia dell’imprevedibilità – Come gestire l’ansia del non poter avere tutto sotto controllo

La vita porta sempre con sé delle difficoltà impreviste, dei rischi da correre, degli elementi esterni al di fuori del nostro controllo e della nostra volontà. Se da una parte questo può essere visto da qualcuno come una sfida positiva e una continua sorpresa, per qualcun altro può invece rappresentare una fonte di ansia e preoccupazione. Ciò avviene soprattutto in quelle persone molto organizzate e precise, che hanno bisogno di tenere sotto controllo la loro vita il più possibile per sentirsi sicure; questa caratteristica è tipica, in genere, di chi ha grandi responsabilità, come imprenditori, lavoratori scrupolosi o genitori. In più, l’angoscia derivante dall’imprevedibilità intrinseca alla vita può condizionare anche chi, pur non avendo una personalità incline al controllo e al perfezionismo, si sente effettivamente in balìa delle circostanze esterne: è questo il caso, ad esempio, di chi ha un’occupazione precaria o di chi dipende, in molti aspetti della sua esistenza, da qualcun altro. Situazioni di tal tipo sono oggi sempre più frequenti, a causa dei cambiamenti che stanno influenzando il mondo del lavoro, nonché del surriscaldamento globale, che comporta un certo grado di incertezza riguardo alle condizioni ambientali e all’eventuale possibilità di cataclismi naturali, purtroppo non affatto rari.

 

L’ansia dell’imprevedibilità - Come gestire l’ansia del non poter avere tutto sotto controllo

Come gestire l’ansia del non poter avere tutto sotto controllo

Cosa fare, dunque, per imparare a gestire quest’ansia?
Il primo consiglio è quello di cambiare il proprio mindset, ossia il proprio stile di pensiero e approccio alla vita. È infatti consigliabile focalizzarsi soprattutto sulle nostre possibilità di azione e su ciò che è effettivamente in nostra facoltà piuttosto che sui fattori al di fuori del nostro controllo. Ad esempio, è più opportuno che un atleta si concentri sul miglioramento della sua performance piuttosto che si preoccupi per la possibile forza e competitività dei rivali; ancora, ad uno studente che sia convinto che il professore ce l’abbia con lui conviene comunque pensare a cosa può fare e a come può studiare per prendere un bel voto piuttosto che continuare a rimuginare sul comportamento del docente. Focalizzarsi su noi stessi, infatti, ci aiuta a considerare le cose sotto un’altra prospettiva, individuando le opportunità di miglioramento che si nascondono dietro agli ostacoli; inoltre, ci offre una percezione di maggior controllo e autonomia. Certo, può essere vero che l’avversario dell’atleta sia effettivamente più forte di lui o che il professore provi davvero antipatia per lo studente, ma rimanere concentrati su quell’idea non porta alla soluzione del problema e, in ultima analisi, aumenta il proprio stato di ansia; pensare a ciò che è in nostro potere per cambiare la situazione, invece, contribuisce a sviluppare le nostre risorse e a trarre delle occasioni di crescita personale e positività anche in momenti difficili.
Si potrebbe ragionevolmente obiettare, però, che non è sempre possibile cambiare le circostanze che si hanno di fronte o intervenire su di esse; ad esempio, se veniamo colpiti da una malattia importante, da un grave lutto o da una sfortuna, spesso non possiamo fare nulla per modificare quanto è già successo e trovare dei lati positivi in eventi così sconvolgenti può essere davvero un’ardua sfida. In questo caso, però, è possibile pensare non tanto alle nostre azioni, ma alle nostre reazioni. Infatti, anche se non siamo in grado di controllare determinati fatti, possiamo scegliere come reagire ad essi: per esempio, possiamo decidere di non abbatterci e di cercare di adattarci alla nuova situazione, per quanto spiacevole sia. Uno strumento chiave in nostro potere è proprio quello dell’accettazione, che non significa rassegnarsi a qualcosa di negativo, ma guardare la realtà per ciò che essa è, prendendo atto delle problematiche che essa talvolta comporta e delle emozioni che queste suscitano in noi. Accettazione implica infatti accoglienza delle emozioni e dei pensieri, anche negativi, che gli eventi possono comportare: solamente passandoci attraverso e riconoscendoli è possibile farvi fronte.

Ovviamente, questa riflessione non vuole essere un invito a reagire positivamente e ad accettare subito situazioni che possono essere molto pesanti: è comprensibile infatti che, soprattutto nei primi tempi, un momento di difficoltà generi sensazioni incontrollabili, comportamenti impulsivi e il tentativo di negare quanto successo. Occorre però, dopo la fase di shock iniziale, cercare di rapportarsi all’evento subito nei termini di quanto sopra indicato: un buon modo può anche essere quello di cercare aiuto e di ricevere un sostegno psicologico. L’accettazione è infatti un traguardo difficile da raggiungere e chiedere un supporto è un esempio ottimale di reazione produttiva e sana.
Impariamo perciò a concentrarci sì su noi stessi… ma ad essere anche pronti a contare sull’altro quando ce n’è bisogno!

 

 

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