“Avvertì il verde dei prati dell’infanzia mescolarsi all’azzurro dell’oceano e degli occhi di cui era innamorata, l’oro della gioventù mescolarsi al rosso del sangue della sua terra lontana, il bianco dei momenti tristi passati al rosa di una nuova vita”.
Chiara Sbrissa, “I colori del tempo”
Nel caos frenetico e roboante della vita quotidiana, l’orologio è il governatore intransigente e autoritario di ogni giornata: il tempo è centellinato con cura, ogni secondo è misurato, ogni momento organizzato in anticipo affinché l’intera esistenza sia perfettamente allineata con quelle piccole cifre sul quadrante.
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Chiara Sbrissa offre invece, nel suo romanzo “I colori del tempo”, una nuova visione sul passare delle ore, sul susseguirsi veloce di giornate, mesi, anni. Non cerca di misurare il tempo imprigionandolo nei confini rigidi e meccanici dell’orologio, ma piuttosto lo dipinge, ne tratteggia le mille sfumature con le parole, come se volesse regalarne al lettore un disegno, come se volesse imprimerlo sulla carta. Per far ciò, Chiara attinge ai colori delle emozioni, dei vissuti, dei sentimenti che, come viandanti in un pellegrinaggio senza fine, si recano a far visita all’animo umano nelle diverse fasi della vita. Al centro del romanzo è infatti una famiglia bellunese, le cui vicende portano a riflettere sulle bellezze e sulle sfide che a ogni età l’esistenza comporta: c’è l’infanzia, che i giovani Caterina e Oliviero a malincuore sanno di dover abbandonare per trovare la propria strada; c’è l’adultità, che i genitori Rosa e Oliviero affrontano in tutta la sua complessità; c’è la tenera malinconia della vecchiaia, che Rosa ogni giorno incontra nel suo impiego alla Casa di Riposo Papa Luciani. Padrone indiscusso di ogni tappa della vita è però l’amore, il quale forse assurge a vero protagonista del libro: è l’amore che tinge di verde i prati dell’infanzia, quando l’allegria dei bambini fa traboccare di felicità il cuore della mamma; è l’amore che tiene uniti anche nel bianco dei letti d’ospedale, nel pallore della malattia, nel candore dell’innocenza di chi abbandona la vita prematuramente; è l’amore che sovrasta l’azzurro del mare, oltrepassando ogni confine e costruendo ponti fra l’Africa di Caterina, la Venezia di Oliviero e la Serdes di Rosa e Pasquale. Infine, è l’amore che sconvolge le vite di Caterina ed Oliviero, colorando il loro cuore di sentimenti che prima non conoscevano, mescolando la gioia e la dolcezza con la sofferenza e l’ansia di poter perdere una persona prima ancora di averla conosciuta veramente. Infine, è proprio l’amore che porterà Caterina ed Oliviero a realizzare i loro sogni, sconfiggendo la confusione degli anni giovanili e diventando adulti maturi e responsabili.
Chiara Sbrissa riesce così a toccare il lettore con la forza dei sentimenti, a mostrare tutta la potenza dell’amore, ma lo fa raccontando storie comuni, descrivendo scene quotidiane, narrando le vicende di una famiglia qualsiasi. Pasquale, Rosa, Caterina ed Oliviero hanno infatti preoccupazioni vicine a quelle che caratterizzano la nostra società, devono misurarsi con problemi reali e tangibili, come la crisi, la vecchiaia, la malattia. Dando loro voce, l’autrice sembra in realtà raccontare la storia di ognuno di noi, portare alla luce i piccoli drammi quotidiani, dare risalto alle tristi situazioni che purtroppo ancor oggi caratterizzano alcune parti del mondo. Forse è proprio per la loro umanità, per la loro normalità, che i personaggi della famiglia Castaldo appaiono così straordinari: tutti possono rispecchiarsi in loro, tutti possono ritrovare sé stessi, ma al contempo possono constatare ammirati la loro forza nell’affrontare ogni cosa con coraggio e determinazione, scovando sempre la bellezza che ha ogni momento, anche il più buio.
In definitiva, “I colori del tempo” è un libro che riesce a sorprendere, che tiene incollati fino all’ultima riga raccontando, in fondo, la storia di ognuno di noi.




