Il significato del disordine

Si dice che chi è disordinato sappia convivere perfettamente con il proprio caos, tanto da riuscire a trovare ciò che cerca sulla base di una logica strettamente personale, che solo dall’esterno risulta incomprensibile.
Di fatto, concedere spazio al caos significa, per certi versi, dare ascolto al proprio lato creativo, che è benefico e stimolante per la scoperta di sé e la crescita personale.

 

Il significato del disordine: quando è squilibrio di tipo esistenziale

Un po’ di disordine è sinonimo di libertà dalle convenzioni, flessibilità, dinamicità e apertura mentale.
In sostanza, ognuno ha diritto a gestire i propri spazi e i propri oggetti come crede, senza aderire per forza a modelli preordinati: tuttavia, è bene saper differenziare un leggero disordine, sano e opportuno, dall’incapacità di rimediare ad un caos troppo pervasivo.
Se la confusione arriva ad intaccare quasi ogni sfera della nostra vita, come una sorta di caratteristica cronica che si estende a livello di stile e si ripercuote nella quotidianità, può indicare una sorta di squilibrio di tipo esistenziale. Questo non significa che non esista un rimedio, infatti la consapevolezza della situazione può aiutare a comprenderne le cause e a prendere in considerazione aspetti di sé poco accettati o nascosti, che invece chiedono di essere visti e ascoltati.
Un disordine cronico può essere il riflesso esterno di uno stato confusionale interiore: i nostri pensieri, spesso, sono complicati e ripetitivi, insistenti e limitanti, tanto da indurci all’incapacità di prendere decisioni convinte.
Da ciò, si deduce che mantenere stabile una situazione così visibilmente invalidante può indicare timore della responsabilità e scarsa attitudine alla scelta: si denota una propensione ad evitare, a procrastinare e a mantenere delle conclusioni in sospeso, in modo da eludere conseguenze che si teme di non saper gestire.

 

Il significato del disordine

Oltre a questo, il disordine può rappresentare una protezione rispetto a possibili errori o perdite.
Ad esempio, evitare di intraprendere un progetto o di affrontare una situazione critica può essere supportato dall’alibi della disorganizzazione: in realtà, tutti noi siamo più che in grado di gestire le circostanze, ma questo pretesto ci esonera, per lo meno temporaneamente, dalle responsabilità implicate.
Una tendenza all’accumulo può facilitare il disordine, perché avendo a disposizione tanti oggetti risulta più complicato individuare spazi adeguati per sistemarli: questo atteggiamento potrebbe caratterizzare chi è insicuro e per questo fatica a “lasciar andare”, ovvero a sbarazzarsi di cose inutilizzate nel timore che possano tornare utili e non siano più disponibili.
Questo determina una reale difficoltà, tanto fisica quanto mentale, nel dare avvio al processo di riordino, che a suo modo rappresenta una modalità di cambiamento: probabilmente un evento particolarmente significativo può costituire un imput per la svolta. Tale circostanza potrebbe portare ad una nuova motivazione.
Ad esempio, se perdiamo il biglietto dell’aereo in mezzo a mille scartoffie, questa potrebbe essere l’occasione buona per non rimanere con la testa tra le nuvole del nostro caos e ritornare coi piedi per terra.
Naturalmente, sfociare nell’estremo opposto, quindi essere troppo ligi all’ordine, è altrettanto deleterio, perché un eccesso di rigidità spesso indica una tendenza al controllo e all’ossessività.
Chi non sa tollerare una disposizione anche leggermente diversa rispetto a quella consueta o desiderata può arrivare a mettere in atto gesti di riordino anche senza rendersene conto, risultando invadente rispetto alle esigenze di chi gli sta vicino.

 

Il significato del disordine: i disordinati hanno più successo nelle relazioni?

In questo contesto come in molti altri casi, il consiglio è di evitare il pensiero di tipo dicotomico “tutto o niente”: sarebbe opportuno, cioè, mantenere un equilibrio tollerabile che permetta di assumere dei riferimenti di base senza eccedere né in un senso, né in quello opposto.
Alcuni studi sostengono che i disordinati abbiano più successo nelle relazioni, forse per una maggiore capacità di tolleranza ai difetti altrui, proprio in quanto consapevoli dei propri: altri punti di vista, invece, ritengono che il caos, non essendo armonico, possa generare un senso di rifiuto da parte di chi lo osserva dall’esterno.
In sintesi, relativamente all’ordine e al disordine è bene puntare sull’acquisizione di uno stile personale quanto più coerente possibile con il proprio carattere, tenendo conto anche delle necessità di chi ci sta accanto, in modo da poter trovare un compromesso che assicuri una certa vivibilità.

 

 

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