ANIME SCALZE – Recensione psicologica del libro di Fabio Geda

La trama

Ercole è un ragazzino di quindici anni. È sensibile, impulsivo e, come tutti i suoi coetanei, travolto dalle emozioni che il suo primo amore, quello per Viola, gli suscitano. Non gli è permesso, però, di concedersi troppo alle fantasie e ai sogni adolescenziali: a casa, infatti, Ercole e la sorella Asia devono fare la parte degli adulti. La mamma se n’è andata via da tempo, senza più farsi sentire; il papà è un uomo confuso, poco responsabile, ancora sconvolto da ferite del passato. Da tempo, allora, Ercole ed Asia devono cercare di arrangiarsi un po’ da soli, di badare al loro stesso padre e di nascondersi dai servizi sociali, che potrebbero separarli. È soprattutto Asia a darsi da fare, lavorando per sopperire alle mancanze genitoriali e sbarcare così il lunario, ma anche Ercole riesce ad essere, nonostante l’ambiente povero e disagiato in cui vive, un bravo ragazzo, che va a scuola e si impegna. Non è un caso, forse, che il protagonista abbia proprio il nome di un eroe, perché un eroe lo devi essere per crescere da solo, a 15 anni, senza la protezione degli adulti. Quando poi Ercole scopre che la mamma abita poco distante, si precipita per andare a trovarla e si sorprende così nel vedere il suo fratellino, Luca, che non sapeva nemmeno di avere. L’incontro con il bambino fa nascere in lui un accresciuto senso di responsabilità, quasi a volerlo rendere ancora più adulto, ancora meno adolescente, anche se questa precocità sfocia poi in risvolti drammatici.

 

Adulti bambini e bambini adulti

Il libro mette in risalto una dinamica purtroppo assai presente nella società moderna. Negli ultimi anni, infatti, si assiste ad una progressiva infantilizzazione degli adulti che, come il papà e la mamma di Ercole, si comportano ancora come se fossero adolescenti, non riuscendo a mantenere le loro responsabilità. Nonostante, nella storia, questo aspetto risulti estremizzato, non è raro incontrare genitori che mettono al primo posto sé stessi piuttosto che le esigenze dei figli: li portano con sé al bar, nei locali, al centro commerciale, tenendoli costantemente immersi in un mondo che piace a loro, ma che non è per bambini. I piccoli infatti sono così spinti ad imitare gli adulti, nei modi e negli atteggiamenti, e vengono costantemente bombardati da stimoli non adatti alla loro età. Talvolta, poi, come nella vicenda di Ercole, accade che i bambini debbano anche assumersi quelle responsabilità che i grandi non sanno prendersi, dovendo imparare a provvedere a sé stessi anziché giocare e divertirsi come alla loro età si dovrebbe fare. Accanto ad adulti infantili, allora, si ritrovano bambini che sembrano cresciuti troppo in fretta, preoccupati e confusi. Il punto è che, spingendoli a diventare grandi così presto, si privano in realtà i ragazzi di quelle esperienze e di quelle tappe necessarie per crescere e maturare: se da una parte sono adultizzati, allora, dall’altra vengono resi incapaci di superare fasi di transizioni importanti, come quella dell’adolescenza.
Altri libri per riflettere su questo sono: “La fatica di diventare grandi-la scomparsa dei riti di passaggio” di Marco Aime e Gustavo Charmet, e “AdoleScienza. Manuale per genitori e figli sull’orlo di una crisi di nervi”, di Loredana Cirillo e, ancora una volta, Gustavo Charmet. Se il primo volume tratta nel dettaglio il tema della confusione generazionale prima esposto e delle sue conseguenze, il secondo invece dà anche importanti suggerimenti e consigli ai genitori di adolescenti, offrendo così un sostegno in quella dimensione educativa di cui i ragazzi hanno bisogno.

 

Lo stile

Pur descrivendo una situazione tanto drammatica e toccando una tematica così delicata, Fabio Geda riesce a mantenere uno stile di scrittura limpido, scorrevole e chiaro. Come negli altri suoi libri, anche in “Anime scalze” si finisce per rimanere incollati alla pagina fino alla fine, per poi chiedersi come abbia fatto l’autore ad essere contemporaneamente così semplice e così avvincente. Il suo modo di esprimersi, del resto, così immediato, così pulito, permette ancor di più di tornare bambini e di indossare i panni di chi, come Ercole, è soltanto un quindicenne.

 

 

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