L’importanza di un sostegno psicologico nei casi di sieropositività

Le sfide della sieropositività

Convivere con l’HIV è estremamente difficile e frustrante.

Come tutte le malattie croniche, infatti, anche questa genera in chi la vive forti sentimenti di incertezza, impotenza e rabbia. La consapevolezza di non poter sfuggire alla situazione, di poter soltanto attenuare ma non guarire i sintomi, porta a doversi misurare continuamente con l’inevitabilità della morte, con l’impossibilità di portare a termine progetti ed obiettivi prima sperati. Ansia, depressione, stress e disturbi del sonno sono infatti molto frequenti fra le persone che soffrono di questa condizione. Oltre a questi vissuti, anche la rabbia per l’ingiustizia di aver ricevuto questa diagnosi è un sentimento ricorrente e comune.

Rispetto ad altre malattie croniche, inoltre, l’HIV può rappresentare un fardello ancor più pesante da sopportare a causa dello stigma sociale nei confronti di questo disagio e del possibile rifiuto da parte degli altri. Nonostante siano stati più volti smentiti dalla scienza, infatti, nell’immaginario comune sono ancora vivi molti pregiudizi nei confronti di chi contrae l’HIV, che è spesso pensato come promiscuo, omosessuale o tossicodipendente. Inoltre, la disinformazione sulle possibilità di contagio e la paura di questa condizione fanno sì che molte persone si avvicinino malvolentieri a chi soffre di questo disagio, temendo che la sua frequentazione sia pericolosa e rischiosa. Per questi stessi motivi, anche i pazienti possono sentirsi in colpa per le condotte precedentemente assunte o per le poche accortezze. Tutto questo si traduce inevitabilmente in vissuti di vergogna, depressione e forte stress. A tal proposito, emblematiche sono le parole del piccolo Giovanni, affetto da HIV dalla nascita: “Mi hanno detto che non devo aver paura perché non cambierà nulla, ma ora che lo so devo fare attenzione, non devo dirlo a nessuno, perché la mia malattia spaventa più quelli che non ce l’hanno che quelli che ce l’hanno”.1

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HIV e malattie psicologiche

Questi aspetti possono predisporre i pazienti a sviluppare disturbi psicologici importanti come la depressione e il disturbo di adattamento. La prima condizione, più conosciuta, porta a perdere piacere per ciò che normalmente si riteneva gradevole, a sentire una mancanza di energia, memoria e concentrazione, nonché un umore costantemente depresso. Il disturbo di adattamento, invece, consiste in una reazione acuta allo stress che provoca ansia e disturbi del sonno.

Inoltre, chi è affetto da HIV è a rischio di sviluppare mania secondaria o psicosi come reazione alle infezioni causate dalla malattia: in altre parole, questi disturbi psicologici sono un effetto secondario di possibili complicazioni. La mania secondaria porta ad iperattività, distraibilità, irritabilità, difficoltà a dormire, sentimenti di grandiosità e onnipotenza; le psicosi, invece, provocano alterazioni del pensiero con eventuali deliri o allucinazioni.

L’intervento psicologico nel trattamento dell’HIV

Alla luce di quanto illustrato, si evince la necessità di offrire sostegno psicologico a quanti soffrono di questa malattia. Il supporto, inoltre, è utile non soltanto per prevenire ed eventualmente curare le problematiche psichiche sopra descritte, ma anche per migliorare la salute e la qualità della vita di queste persone. Pur essendo l’HIV una malattia non curabile, le condizioni di vita del paziente possono trarre notevoli benefici grazie ad un adeguato trattamento. Accanto ai farmaci, gli interventi psicologici sono fondamentali perché il sistema immunitario risente dell’umore e dell’equilibrio psicologico: sostenere questi pazienti potrebbe dunque aiutarli ad affrontare meglio la malattia e ad attenuarne i sintomi.

A questo scopo, particolarmente efficaci sono le terapie brevi, che consentono di ottenere importanti progressi in poco tempo. Nello specifico, in questi casi un percorso psicologico dovrebbe aiutare ad incrementare l’autostima e l’autoefficacia, ossia il sentirsi competenti e capaci; inoltre, dovrebbe sostenere il paziente nel gestire le proprie emozioni e portarlo ad accettare gradualmente la sua condizione, supportandolo nelle prime fasi di shock, negazione e depressione che di solito seguono la diagnosi. Anche la frequentazione di gruppi di auto-mutuo-aiuto è molto utile, perché le persone che hanno questa malattia possono sfogarsi con chi condivide con loro gli stessi vissuti, trovare insieme nuove soluzioni per gli ostacoli che l’HIV porta, discutere di tematiche per loro importanti come le speranze per il futuro.

Infine, sarebbe opportuno offrire aiuto e assistenza anche ad amici e familiari di questi pazienti, che si trovano ad affrontare una situazione altrettanto dolorosa e stressante. Accompagnandoli ad accettare e gestire la sofferenza, a supportare i loro cari senza però trascurare sé stessi, ad elaborare i sentimenti di rabbia e di impotenza, si può dare loro un supporto considerevole nella difficile convivenza con il malato. Allo stesso modo, un percorso psicologico può rivelarsi particolarmente utile negli stadi terminali della malattia e nella successiva morte della persona cara, per dare il giusto sostegno ai familiari ed aiutarli nella lenta e complessa elaborazione del lutto.

In definitiva, affidarsi ad un bravo psicologo è importante: non lo si deve considerare un segno di debolezza, ma piuttosto la volontà di reagire e migliorare la propria condizione anche nelle avversità.

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