La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – Recensione dello psicologo

È una storia d’amore particolare quella fra Clare e Henry. Si sono incontrati quando lei era una bambina di soli sei anni e lui un uomo di trentasei, ma si sono sposati quando lei aveva ventitrè anni e lui trentuno. Sembra un brutto errore, uno scherzo impossibile, eppure è proprio così, perché Henry è affetto da una rarissima malattia che lo porta a viaggiare nel tempo. Così, senza volerlo, in modo del tutto brusco e improvviso, Henry si ritrova catapultato talvolta nel passato, talvolta nel futuro: è in questo modo che conosce Clare ancora bambina, sapendo già di averla sposata.

Il libro ruota proprio attorno al rapporto d’amore controverso e improbabile fra questi due protagonisti. Sebbene la trama sia fantasiosa e irrealistica, l’autrice Audrey Niffenegger racconta qualcosa che riguarda tutti, scandagliando con sapiente abilità l’universo complesso e multiforme delle emozioni umane. Lungi dall’essere mielose e strappalacrime, infatti, le vicende di Clare e Henry sono emblematiche dei dubbi, delle domande, della confusione che spesso caratterizza le relazioni di coppia.

Clare, in particolare, incontra Henry in diversi momenti della sua vita, sia nel presente, sia quando viaggia nel passato o nel futuro. Ogni volta è come se Clare dovesse conoscere un uomo diverso e innamorarsi di nuovo: se l’Henry proveniente dal futuro è un signore affascinante e premuroso, quello del presente è ancora un ragazzo in cerca della sua strada. Misurarsi con le contraddizioni e i continui cambiamenti di Henry è confondente e frustrante per Clare; inoltre, il fatto che possa sparire da un momento all’altro, trascinato in un altro tempo da una forza misteriosa e sconosciuta, provoca in lei un’ansia disarmante, che la fa sentire sola, sperduta.

In effetti, anche se il proprio partner non è dotato della magica caratteristica di poter spostarsi attraverso il tempo, ognuno deve confrontarsi con i vissuti con cui combatte Clare: imparare a conoscere la persona che ci sta accanto, scoprirne lati sempre nuovi, accettarne i cambiamenti. L’autrice sembra suggerire che in fondo l’amore è proprio questo, percorrere insieme una strada dalle tappe ignote, continuare a tenersi per mano nonostante le diverse esperienze e le sfide della vita possano trasformare e rendere irriconoscibile la persona di cui una volta ci si era innamorati. È come se l’amore fosse un ponte che continua a mantenersi solido e indistruttibile nonostante i luoghi che unisce cambino ed evolvano. E infatti, Henry e Clare continuano ad amarsi nonostante tutto, anche quando le difficoltà e gli ostacoli della vita, come il lutto, il desiderio e l’impossibilità di avere dei figli, la nostalgia per il passato, svuotano e appiattiscono la focosa passione che in gioventù li aveva animati.

Non è solo l’amore, però, il tema presente in questo libro; la storia, infatti, costringe a confrontarsi con riflessioni altrettanto importanti, come quella sul futuro, sulla genitorialità, sulla morte. Vi invito però a scovarle e scoprirle da soli, per assaporare un romanzo che in fondo, più che essere commentato e interpretato, merita di essere letto e gustato fino all’ultima riga.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *