L’oggettivizzazione consiste nel considerare una persona alla stregua di un oggetto, soffermandosi solo su quegli aspetti che possono soddisfare bisogni egoistici e non sulla sua totalità. Quando questa tendenza si riferisce al corpo e una persona viene quindi giudicata solo sulla base della sua attrattività fisica, allora si parla di oggettivazione sessuale o sessualizzazione.
Si tratta di una tendenza molto grave, perché toglie a chi la subisce la sua dignità come persona; utilizzando una terminologia scientifica, la de-umanizza. Purtroppo, l’oggettivizzazione sessuale è nel mondo moderno assai diffusa, soprattutto rispetto alle donne, anche se recentemente sta coinvolgendo persino gli uomini.
I media e il web, infatti, bombardano la popolazione di immagini di modelle in abiti succinti, con un corpo fin troppo snello e un seno prosperoso, labbra voluminose e volti perfetti. Tali vallette spopolano a discapito della valorizzazione di intellettuali, scienziate e politiche che non vengono altrettanto esaltate ed ammirate. Tutto ciò porta a veicolare sia a donne che a uomini il messaggio, sbagliato, per cui il genere femminile debba essere valutato solo ai fini del piacere altrui e confrontato con canoni irrealistici e irraggiungibili.
Il problema è così diffuso che spesso non ce ne se rende conto, ma rappresenta una vera e propria discriminazione di genere, perché toglie alle donne dignità e importanza. Inoltre, può essere all’origine di molti disagi psicologici:
- Interiorizzando la tendenza sociale all’oggettivizzazione, la donna può infatti guardarsi essa stessa come un oggetto, giudicandosi non sulla base dei suoi obiettivi e dei suoi valori, ma come pensa potrebbe giudicarla un uomo.
- Il tentativo di raggiungere un’immagine stereotipata di bellezza può dar adito a perfezionismo e ossessione per il proprio aspetto fisico.
- Nelle bambine, si può assistere ad una sessualizzazione precoce: influenzate dai media, le ragazzine iniziano a truccarsi e vestirsi in modo provocante, senza essere realmente consapevoli del loro comportamento. Nei casi più estremi, ciò può portare a promiscuità sessuale e gravidanze indesiderate.
- Senso di vergogna e inadeguatezza.
- Ansia e depressione.
- Insoddisfazione corporea.
- Disturbi alimentari.
Per far fronte a queste problematiche, è indispensabile che la donna ricordi a sé stessa e agli altri la propria dignità, evitando di adeguarsi a questi canoni, e valorizzando invece la sua intera persona, attraverso lo studio, il lavoro, ma anche l’essere mamma, i propri hobby o le sue qualità.
Se però l’oggettivizzazione di cui la società è colpevole crea disagio, la cosa migliore è affidarsi ad uno psicologo per imparare a volersi bene emancipandosi dai rigidi stereotipi diffusi nel web; ciò è estremamente importante soprattutto nel caso di situazioni complesse, come quelle di disturbi alimentari o depressione: in questi casi, infatti, l’influenza dei media è spesso soltanto uno dei tanti fattori che provocano malessere alla persona all’interno di un disagio più profondo e radicato.



