Tre esercizi per imparare ad accettarsi

Volersi bene è forse una delle sfide più dure per ognuno di noi. Siamo sempre molto attenti ai nostri difetti, mentre lo siamo meno ai nostri pregi. Tante volte vorremmo essere diversi, vorremmo cambiare caratteristiche che purtroppo non possiamo modificare, come la nostra altezza o il colore degli occhi.

Per la nostra salute psicologica, però, è importante imparare a stare bene con sé stessi, perché non farlo provoca ansia, depressione, perfezionismo ed altre problematiche non trascurabili; inoltre, solo in questo modo è possibile stare bene anche con gli altri.

Un percorso di sostegno psicologico può essere davvero d’aiuto se si fatica ad accettarsi per come si è. Oggi voglio però proporvi tre esercizi che potete fare anche da soli, non certo come sostituto ad un trattamento vero e proprio, ma come uno spunto per quanti vogliano migliorarsi e crescere dal punto di vista personale.

 

Tre esercizi per imparare ad accettarsi

 

1. Lo yin e lo yang
Questa prima attività si ispira alla tradizione cinese, che distingue due componenti che si equilibrano e si completano a vicenda in armonia: lo yin e lo yang. La natura di queste due differenti parti è complessa ed esula dal nostro interesse; per semplicità, in questo articolo identifichiamo lo yin con la dimensione femminile e lo yang con quella maschile.
Nei termini dell’accettazione di sé, nella categoria dello yin facciamo rientrare tutti quei comportamenti che mostrano cura di sé stessi e auto-indulgenza, con fini di protezione e salvaguardia del nostro benessere. Appartengono allo yin, per esempio, le attività che ci rilassano, il rispetto del proprio corpo, il confidarsi con persone care, il chiedere aiuto ad un professionista. La dimensione dello yin è fondamentale per ricordarsi che, in quanto esseri umani, non possiamo essere perfetti e che andiamo bene così come siamo, anche se ogni tanto sbagliamo.
Lo yang, invece, rappresenta tutte quelle azioni che possiamo mettere in atto nel nostro ambiente per difendere il nostro valore con le persone esterne a noi: ad esempio, saper dire dei no, esprimere un nostro parere, comunicare un nostro bisogno, far valere i nostri diritti.

L’esercizio consiste nel pensare ad una situazione difficile, in cui fatichiamo a rispettare noi stessi. In seguito, occorre scrivere una lista di azioni appartenenti allo yin e allo yang per aiutarci ad affrontare questo contesto.
Immaginiamo, ad esempio, una ragazza che soffra perché riceve pesanti allusioni sessuali da parte dei suoi colleghi di lavoro. Nella lista dello yin, la giovane donna potrebbe includere quelle attività che possono farla stare meglio e distoglierla dalle critiche, come leggere, fare una passeggiata, scegliere abiti e trucchi per il gusto di piacere a sé stessa e non agli altri; nello yang, potrebbe invece scrivere di parlare apertamente ai suoi colleghi del proprio disagio, di riferire la situazione al superiore o di controbattere alle offese dei suoi pari.

2. Il collage del volersi bene
La seconda attività è più rilassante e meno impegnativa: si tratta di realizzare un piccolo progetto artistico sull’auto-accettazione.
Per prima cosa, facciamo un brainstorming di tutto ciò che ci aiuta ad essere indulgenti e benevoli nei confronti della nostra persona. Si possono includere azioni, come nell’esercizio precedente, quali curare il proprio aspetto, seguire i propri hobby, imparare a dire di no, ecc., ma anche citazioni, parole di incoraggiamento e qualsiasi cosa sia per noi importante a questo scopo. Successivamente, si possono sfogliare vecchie riviste o fare stampe da internet per selezionare tutte quelle immagini che in qualche modo si collegano a quanto pensato o che semplicemente ci ispirano.
Infine, realizziamo un collage con le immagini scelte, aggiungendo eventualmente anche delle parole. Non preoccupiamoci dell’estetica: il lavoro non deve essere bello, dobbiamo semplicemente divertirci e rilassarci nel farlo, senza pensare al risultato. Teniamolo poi da parte o appendiamolo in camera per riguardarlo tutte le volte che ne abbiamo bisogno.

3. Criticare il comportamento e non la persona
Quest’ultimo esercizio allena a non giudicarsi per i propri errori e a guardare con occhio critico al comportamento inadeguato che abbiamo avuto piuttosto che a noi stessi, evitando così sensi di colpa.
Scrivi cinque azioni del tuo passato per cui provi rimorso o di cui ti vergogni. Ora, pensa e scrivi al modo in cui ti verrebbe spontaneo giudicarti. Ad esempio, se lo sbaglio che ritieni di aver commesso è aver tradito il mio partner potresti vederti come irresponsabile, cattivo, incapace di controllarsi, infedele. Adesso, scrivi invece un ulteriore giudizio, ma rivolto al tuo comportamento, ad esempio mi sono comportato in modo scorretto e irrispettoso nei confronti del mio partner. Confronta adesso il giudizio sulla tua persona e quello sul tuo comportamento: come ti fanno sentire queste due diverse critiche? Quale delle due ti spinge a migliorarti?
Allenati a dare sempre dei feedback sui comportamenti e non sulle persone, che si tratti di te stesso o degli altri, perché i primi portano ad imparare dagli errori commessi, i secondi conducono a bassa autostima e sensi di colpa.

 

 

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