La scacchiera di Auschwitz: recensione dello psicologo

Trama

È il 1934 quando l’ufficiale delle SS Paul Meissner si trova a dover amministrare il campo di concentramento di Auschwitz. Fra le richieste che gli vengono rivolte, ve n’è una particolarmente insolita: organizzare delle attività per intrattenere e divertire le SS, a beneficio del loro umore. Su consiglio di altri ufficiali, Meissner decide di indire un circolo di scacchi. L’iniziativa viene subito accolta con successo, finché non si sparge la voce dell’imbattile bravura di un ebreo prigioniero nel campo, Emil Clément. Per ribadire la supremazia nazista, gli viene ordinato di gareggiare con i tedeschi, costringendolo ad un’ardua e terribile sfida: giocare con in palio la vita degli altri prigionieri. Emil, detto anche “l’Orologiaio” non sa che quello sarà l’inizio di una storia che andrà avanti anche dopo la fine di quell’incubo e che la sua vita e quella di Paul Meissner saranno intrecciate per sempre.

 

L’importanza di ricordare

Questo libro è particolarmente interessante in quanto apre una prospettiva nuova sulla Seconda Guerra Mondiale, raccontandone i fatti da più punti di vista: quello di un ebreo e quello di un tedesco. Il dettaglio più sorprendente della storia è che queste diverse esperienze si confrontano fra loro in un vivace dibattito grazie all’incontro fra i due protagonisti, che si scambieranno pareri, vissuti, emozioni. Le vicende narrate esprimono in modo duro e toccante le atrocità cui la comunità ebraica fu sottoposta ai tempi del nazismo, ma aprono anche un barlume di speranza, di positività, attraverso l’amicizia appassionata e toccante fra quelli che un tempo erano nemici. L’unione fra Emil e Paul non edulcora la crudezza e la malvagità delle azioni eseguite in nome di Hitler, anzi, per certi versi la mette in risalto ancor di più; essa è invece emblematica della necessità di andare avanti, di imparare da quanto vissuto, di far sì che i propri ricordi non diventino pesanti fardelli, ma tristi esperienze dalle quali, tuttavia, si può imparare.
Consiglio vivamente la lettura di questo libro proprio soffermandomi sull’inderogabile importanza della memoria, una memoria non fine a sé stessa, ma volta ad evitare di ripetere gli errori un tempo commessi; la cosa mi sembra particolarmente rilevante in un periodo storico, quello attuale, in cui purtroppo stanno riaffiorando l’odio e l’antisemitismo.

Il valore del perdono

La ricchezza e il forte carattere educativo di questo libro non risiedono solamente nella sua capacità di offrire uno squarcio sulla Seconda Guerra Mondiale; esso infatti è portavoce di un messaggio trasversale ai tempi e alle culture, quello che richiama all’importanza del perdono quale potente mezzo salvifico.
La storia di Emil porta a riflettere su quanto il perdono sia benefico e positivo per la persona, portandola a liberarsi dal peso delle ferite subite e a riprendere in mano le redini della propria vita, emancipandosi dai condizionamenti del passato. Nel corso del racconto è infatti chiaro come il perdono aiuti chi lo compie ancor più che chi lo riceve: mettendolo in atto, il campione di scacchi riesce a ritrovare sé stesso, a riscoprirsi capace di amare, di gioire, di mettersi in gioco con l’altro senza essere ostacolato da quell’odio profondo e viscerale che lo caratterizzava. Del resto, la storia rende ben conto anche di tutte le difficoltà del percorso del perdono, che è una scelta faticosa, ardua, che talvolta può sembrare quasi impossibile. “La scacchiera di Auschwitz”, dunque, pone l’accento sul valore del perdono come fautore di cambiamento e promotore di crescita personale, senza però banalizzarlo o spacciarlo come una soluzione semplice.

Questo libro può dunque illuminarci sugli aspetti terapeutici e positivi del perdono, il cui ruolo importante è riconosciuto nel mondo della psicologia e della scienza.

 

Per approfondire il tema, consiglio infatti di leggere il mio articolo: http://damianopellizzari.it/2019/07/01/limportanza-del-perdono/, dove parlo in maniera esaustiva dell’argomento, precisando come e perché il perdono può aiutarci.

 

 

 

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