Quando una storia finisce

Tutti noi siamo a conoscenza del fatto che la nostra quotidianità è fatta di relazioni più o meno strette di cui ci circondiamo, come genitori, figli, parenti, amici, insegnanti, professionisti. C’è però un tipo di legame che, per sua natura, si diversifica dagli altri: stiamo parlando delle relazioni sentimentali.

Si dice che tutti, almeno una volta nella vita, si innamorino di un’altra persona. Ma il nostro discorso, oggi, non prenderà in considerazione il sentimento, le emozioni e le dinamiche che si instaurano all’inizio e nel corso di una relazione di coppia, quanto piuttosto ciò che accade quando una relazione volge al termine.

È facile intuire che le motivazioni sottostanti la rottura finale di un rapporto possono essere molteplici: conflitti familiari, divergenze di opinioni sull’educazione dei figli o sulla gestione delle risorse, assenza di intimità, disponibilità di partner alternativi, diminuzione del coinvolgimento nel continuare la relazione, mancanza di progettualità e di obiettivi comuni, etc. La separazione dall’altra persona può essere vissuta a tutti gli effetti come una perdita importante, e forse non tutti sanno che essa, in varie forme, può necessitare di una vera e propria elaborazione del lutto per essere superata e per riorganizzare così la propria (nuova) vita.

In particolare, secondo uno studio, sembra che le fasi che le persone attraversano quando una relazione finisce siano principalmente quattro (Duck, 1982):

1. Fase intrapsichica: essa inizia come un periodo di riflessione, mantenendo ferma la speranza che le cose possano migliorare. In questa fase si è concentrati sull’adeguatezza o meno dei comportamenti del partner, si valutano gli aspetti sia positivi che negativi della relazione, si iniziano a considerare i costi dell’eventuale rinuncia e ci si trova in conflitto sull’esprimere i propri pensieri o meno all’altra persona. Molto frequentemente in questi momenti si
verificano situazioni di irritazione e contrasto, e non è da escludere la tendenza a ricercare una terza persona sulla quale poter contare e alla quale poter esternare più liberamente le proprie preoccupazioni circa il proprio presente e il proprio futuro;

2. Fase diadica (cioè composta da entrambi i partner): essa porta a decidere che sarebbe necessario tentare una qualche azione riparativa nella coppia. In questa fase il dilemma sull’affrontare o meno la questione con il partner si fa più forte, ma, come spesso accade, se si decide per questa soluzione, durante le discussioni – che riguardano soprattutto la responsabilità per ciò che è andato storto – si cercano compromessi, avvengono più spesso tentativi di riconciliazione e, nel migliore dei casi, i due partner discutono a fondo dei loro problemi di coppia. In questa fase avviene anche una più concreta analisi dei costi dell’eventuale rinuncia, ma anche ci si interroga sulle conseguenze della sempre più ridotta intimità e del diminuito coinvolgimento;

3. Fase sociale: nell’affermare che la relazione sta giungendo al termine, i due partner ricercano l’appoggio di amici, in modo da essere sostenuti di fronte ad un futuro incerto e in modo da essere rassicurati circa il fatto di avere ragione. È infatti molto comune, in questa fase, addossare le colpe all’altro e tentare di discolpare e deresponsabilizzare se stessi, favorendo quindi un’immagine positiva di sé e negativa dell’altro, sebbene questo possa non corrispondere a ciò che realmente si pensi e si senta;

4. Fase dell’elaborazione del lutto: essa ha una durata variabile a seconda degli strumenti in possesso della persona e della sua capacità di far fronte agli eventi dolorosi. Questa fase, oltre alla separazione dal partner, comprende l’eventuale divisione della proprietà, la gestione dei figli, lo sforzo di preservare la propria reputazione, etc. Inoltre, per quanto riguarda la sfera più strettamente individuale, la persona ricomincia pian piano a dedicarsi
ad attività sociali e ad attività di svago per superare la rottura, cercando di “ricominciare a vivere” e di far riemergere un’immagine compatta e coerente di se stessa in vista di una nuova possibile relazione.

Ogni persona attraversa le relazioni e la loro fine in modo diverso, in quanto ogni esperienza emotiva e affettiva viene vissuta soggettivamente in base alle caratteristiche personali. Quando però si ha la sensazione di non farcela a superare la rottura, di non poter elaborare il lutto da soli, di “non riuscire ad uscirne”, rivolgersi ad uno psicoterapeuta può aiutare ad affrontare al meglio il momento di crisi, ritrovando fiducia in se stessi e negli altri, rinnovando la propria autostima, trasformando la disperazione e la tristezza in nuova energia de investire nel mondo presente, riconquistando la propria autonomia, creando delle solide basi che possano permettere di cadere in piedi qualora si ripresentasse, nel corso della vita, una situazione analoga.

 

 

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