La cronaca recente ci ha consegnato il dolore sordo della tragedia di Crans-Montana. Quando la vita di un figlio si interrompe bruscamente durante un momento di festa o di sport, il mondo dei genitori e della comunità si frantuma. Come psicologi, veniamo chiamati a operare in quel crinale sottile tra l’indicibile e la necessità di ricostruire un senso.
In questo articolo esploreremo la complessità del lutto traumatico e come l’intervento psicologico possa sostenere i sopravvissuti in un percorso di sopravvivenza emotiva.
Il Lutto Traumatico: Quando la Morte è Improvvisa
Perdere un figlio è unanimemente considerato l’evento più stressante e devastante che un essere umano possa esperire. Quando ciò avviene in contesti tragici e improvvisi, come i fatti di Capodanno a Crans-Montana, ci troviamo di fronte a un lutto traumatico.
A differenza del lutto fisiologico, il trauma porta con sé:
- Senso di irrealtà: Il cervello fatica a processare l’evento (“Non può essere successo davvero”).
- Flashback e immagini intrusive: Il contesto della tragedia (la neve, la festa, il luogo) può diventare un trigger doloroso.
- Senso di colpa del sopravvissuto: Il tormento del “cosa avrei potuto fare diversamente”.
Il Ruolo dello Psicologo nella Fase dell’Emergenza
Nelle ore e nei giorni immediatamente successivi a una tragedia, il lavoro dello psicologo non è quello della terapia tradizionale, ma del primo soccorso psicologico.
- Stabilizzazione emotiva: Aiutare i familiari a gestire le reazioni neurofisiologiche acute (iperventilazione, shock, dissociazione).
- Validazione del dolore: Creare uno spazio sicuro dove il grido di dolore non venga messo a tacere, ma accolto senza giudizio.
- Supporto alla realtà: Accompagnare i genitori nei passi rituali e burocratici che la tragedia impone, fungendo da ancora nel caos.
Ricostruire il Futuro: La Terapia a Medio e Lungo Termine
Passata l’emergenza, inizia il lavoro più profondo. La sfida clinica è trasformare una perdita senza senso in una narrazione che possa essere integrata nella propria storia di vita.
“Il lutto non si supera, lo si impara a portare.”
Il percorso terapeutico si focalizza su:
Integrazione del trauma: Elaborare l’evento attraverso tecniche come l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), particolarmente efficace per i ricordi traumatici.
Gestione della rabbia: Dirigere la rabbia verso l’esterno o verso il destino in modo che non diventi autodistruttiva.
Ricerca di un nuovo legame: Aiutare i genitori a passare da una “presenza fisica” a una “presenza simbolica” del figlio, affinché il legame continui in forme nuove.
La tragedia di Crans-Montana ci ricorda la fragilità dell’esistenza, ma anche l’importanza di non restare soli nel buio. Chiedere aiuto a un professionista non significa voler “dimenticare”, ma cercare gli strumenti per onorare la memoria di chi non c’è più, provando a respirare di nuovo.
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