I comportamenti a rischio fra gli adolescenti

Sono tante le notizie al telegiornale che riportano casi di teenager coinvolti in giochi pericolosi. Fra i passatempi dei giovani, infatti, si annoverano attività a dir poco spaventose, come il balconing, che consiste nel saltare da una finestra all’altra su piani elevati, o il chocking game, il quale prevede di provocarsi un finto strangolamento fino a perdere i sensi per risentire poi degli effetti euforizzanti al risveglio. Un’altra pratica comune è l’eye balling, che si manifesta versando superalcolici direttamente sugli occhi, causando però gravi danni alla vista. Oltre a queste inquietanti mode, sono poi diffuse problematiche più conosciute, come l’uso smodato di alcolici, l’assunzione di droghe e la promiscuità. Queste condotte devianti sono oltretutto spesso filmate coi telefonini e trasmesse sul web, quasi fossero prodezze di cui vantarsi. Talvolta, inoltre, i ragazzi non mettono a repentaglio soltanto la propria salute, ma anche quella degli altri, come avviene quando si divertono a videoregistrare atti di violenza o di bullismo.
Ma cosa rende gli adolescenti così audaci e incoscienti?

 

Quali sono i comportamenti a rischio fra gli adolescenti

 

Quali sono i comportamenti a rischio fra gli adolescenti?

In realtà, i fattori in gioco sono molti. In primo luogo, il cervello dei teenager è ancora immaturo e in sviluppo, con la conseguenza che i ragazzi possono non riuscire facilmente a controllare le proprie emozioni, diventando impulsivi e irrazionali. Questo li rende anche più vulnerabili alle conseguenze delle proprie azioni, perché sostanze pericolose come quelle stupefacenti e alcoliche esercitano un impatto ancor più devastante su un cervello in formazione. Inoltre, spesso molti adolescenti tendono a sottovalutare le conseguenze negative dei comportamenti e ad essere irrealisticamente ottimistici nei confronti di sé stessi: in poche parole, sottostimano le probabilità di ferirsi o addirittura morire a fronte di una condotta deviante, credendo in qualche modo che le sfortune colpiscano maggiormente gli altri.
Al di là delle variabili neurologiche e cognitive, sono soprattutto quelle emotive a spingere gli adolescenti a mettersi a rischio. Una di queste è la ricerca di una propria identità e il bisogno di affermarsi: violare i propri limiti e commettere qualcosa di pericoloso dà ai ragazzi una misura delle proprie forze e capacità, permettendo loro di capire fino a che punto possono spingersi. Inoltre, la trasgressione li aiuta a percepirsi come persone separate e diverse dai propri genitori, trovando così la propria autonomia e dipendenza. Come se non bastasse, impegnarsi in qualcosa di difficile e rischioso li illude di essere già adulti, facendoli sentire più competenti e coraggiosi. I giochi pericolosi offrono anche l’occasione di sperimentarsi, di dimostrare a sé stessi che non si ha paura delle novità e che ce la si può cavare anche senza i genitori. Infine, l’influenza dei coetanei non è da sottovalutare: spesso il motore principale di queste condotte è il tentativo di emulare gli altri e di non essere esclusi. L’apprezzamento che i ragazzi ricevono dai loro amici per le imprese, per così dire, che riescono a portare a termine funge da rinforzo, ossia favorisce il ripetersi di queste azioni, spingendo a rischiare sempre di più.

 

Tuttavia, se la necessità di affermarsi e l’impulsività sono comuni fra i giovani, a volte possono intervenire anche dinamiche più complesse e profonde. Affrontare il pericolo può infatti essere anche segnale di uno stato depressivo o di un forte disagio: sfidando i propri limiti i ragazzi cercano di sentirsi vivi e di colmare il vuoto che sentono in loro. Possono anche cercare di ottenere l’attenzione di familiari e amici per essere protetti e consolati, necessitando di conferme esterne per alimentare la propria autostima.

Cosa fare dunque se siamo genitori di figli adolescenti? Cercare di controllare ogni loro comportamento e costringerli a rimanere in casa non è possibile, né sano: è importante che sia concesso loro uno spazio di sperimentazione e autonomia. Tuttavia, è fondamentale saper porre dei limiti e delle regole chiare, avendo l’accortezza di spiegarne il motivo e la pazienza di sopportare eventuali critiche; cosa più importante, però, è fare particolare attenzione all’umore dei propri figli ed essere pronti ad intervenire nel caso si notino cambiamenti nel loro atteggiamento, segni di noia, irritabilità e ansia. È infatti da tener presente che la depressione in età giovanile può manifestarsi anche come irrequietezza e agitazione. In questi casi, si deve esprimere la propria vicinanza al ragazzo, in modo da fargli capire che può rivolgersi a noi in qualsiasi momento; se siamo particolarmente preoccupati, però, un percorso psicologico, per lui o per l’intera famiglia, sarà utile ad affrontare il complesso periodo dell’adolescenza.

 

 

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