Si stima che almeno un bambino su tre sperimenti uno stato di ansia. Ciò è spesso motivo di preoccupazione e stress per i genitori, che si trovano a dover rassicurare figli irritabili, pieni di paure e labili al pianto.
In realtà, la psicologia ci insegna che molto spesso l’ansia affonda le sue radici proprio nei genitori stessi. Proteggere eccessivamente il proprio figlio, assecondandolo quando non se la sente di andare a scuola o al centro sportivo, facendo le cose al suo posto o evitando che corra qualsiasi rischio, infatti, spesso nasconde l’esigenza, da parte della mamma e del papà, di assicurarsi che il proprio bambino sia al sicuro e sotto il proprio controllo.
Come gestire l’ansia nei bambini: spesso viene trasmessa dai grandi
Molto spesso i piccoli sperimentano stati di angoscia e preoccupazione proprio perché sono i grandi a trasmettere in loro, seppur inconsapevolmente, le loro paure. Prodigandosi infatti perché stia sempre bene, non si esponga a pericoli e non sperimenti emozioni negative come la tristezza, i genitori rendono il figlio dipendente da loro, passandogli l’idea che il mondo è un posto pieno di cose brutte che non lo può affrontare da solo. Inoltre, è proprio cercando di reagire alle difficoltà che ognuno di noi sviluppa le capacità necessarie per superarle, scontrandosi con i propri limiti e imparando a distinguere cosa è in grado di fare e cosa invece no. Intervenire a ogni ostacolo in cui il bambino può incappare, risolvendo il problema al posto suo, non solo gli impedirà di far crescere le proprie capacità, ma gli rimanderà anche una visione di sé stesso come incompetente, bisognoso di aiuto e dipendente dagli altri. Essere iperprottetivi nei confronti dei figli, dunque, spesso risponde alle insicurezze stesse dei genitori, spaventati eccessivamente dalla possibilità che il loro bambino sperimenti del malessere. Tuttavia, è proprio nel tentativo di salvaguardarli da ogni male che mamma e papà li rendono poco fiduciosi in sé stessi, ansiosi e privi di autonomia.

Inoltre, quando questi ragazzini finiscono per dover davvero fare i conti con situazioni complesse, che la vita inevitabilmente pone, saranno impreparati a gestirla e quindi predisposti al fallimento, cosa che rafforzerà ulteriormente il loro senso di inadeguatezza e inutilizza, oltre che renderli più probabili vittime di prese in giro o addirittura bullismo.
Certo, neanche l’estremo opposto, ossia non fornire alcun aiuto ai propri figli, è una scelta sana. Come comportarsi dunque nei loro confronti, come essere loro una guida nella vita senza sostituirsi a loro? La cosa importante è rassicurarli sulla nostra vicinanza e sul fatto che siamo presenti per loro, ma invitandoli anche a provare a far da soli ciò che sappiamo essere alla loro portata. Ciò significa permettere ad un bambino che ha appena imparato a gattonare, ad esempio, di provare a superare gli ostacoli che trova nel suo ambiente, come scale o oggetti, ma rimanendo presenti per controllarlo e intervenendo appena rischia di farsi male. Se invece un piccolo scolaro sperimenta del disagio a scuola, la soluzione non è tenerlo a casa, ma neanche minimizzare la sua sofferenza: piuttosto gli si possono dare consigli su come affrontare la situazione, ma dando a lui la responsabilità di cavarsela, coinvolgendo insegnanti o altri genitori solo se ce n’è davvero l’esigenza.
È importante dunque mantenere una sana via di mezzo, cercando di rappresentare dei punti di riferimento per i propri piccoli e rimanendo pronti a entrare gioco in caso di necessità, ma permettendo loro anche di provare a mettersi in gioco ed, eventualmente, di sbagliare.
Inoltre, un modo efficace per prevenire l’ansia dei propri bambini e insegnare loro a gestirla è quello di preoccuparsi prima della propria. Gli adulti infatti e soprattutto i genitori rappresentano dei modelli di comportamento per i giovani e il loro atteggiamento verrà inevitabilmente imitato e copiato, finendo per influenzare profondamente la personalità e la condotta dei figli. Occuparsi di sé, quindi, sviluppando delle strategie efficaci per gestire lo stress, è la modalità migliore per insegnare ai propri figli che le difficoltà possono essere superate. Praticare dell’attività fisica e della meditazione, fermarsi ad ascoltare il proprio respiro e i segnali del proprio corpo, prendersi dei momenti per sé sono abitudini che aiuteranno ad affrontare positivamente i momenti della vita. Inoltre, essendo in armonia con sé stessi e calmi, i genitori finiranno per contagiare i figli trasmettendo loro un senso di pace e serenità.
Se perciò dovete convivere con un bambino ansioso, il mio consiglio è quello di non concentrare l’attenzione solo su di lui, ma piuttosto riflettere su ciò che non va nella propria vita e ad operarsi per stare meglio prima di tutto con lui, e poi con sé stesso. Rivolgersi ad un terapeuta è comunque fondamentale per poter risolvere la problematica, sia che si scelga di portare il bambino sia che si opti per un incontro familiare. Inoltre, è spesso consigliato un sostegno alla coppia genitoriale, che può risentire negativamente del disagio del figlio.



