Come dire quello che ci disturba senza offendere

Capita spesso che qualcuno faccia qualcosa che ci infastidisca o scombini i nostri piani. Non sempre però è facile comunicare all’altro che il suo modo di fare ci disturba, in quanto questa informazione potrebbe suscitare in lui risentimento. Spesso perciò molte persone evitano di manifestare il loro disagio per non provocare problemi, con l’inevitabile conseguenza di dover sopportare in silenzio una situazione per loro spiacevole, trattenendo dentro di sé il fastidio e l’amarezza. Altri, invece, non si fanno remore nell’esprimere chiaramente la loro seccatura, ma scatenano così liti e conflitti.

Il motivo per cui la maggior parte delle volte una critica genera scontro è che si tende a comunicare utilizzando quelli che lo psicologo americano Thomas Gordon ha definito “messaggi-tu”. Questo termine è giustificato dal fatto che tali frasi sono espresse in seconda persona. Si è soliti infatti usare espressioni come

Sbagli a…
Dovresti…
Faresti meglio a…
Non riesci a capirmi…

 

Come dire quello che ci disturba senza offendereParlare in questo modo significa dare all’altro tutta la responsabilità e la colpa di ciò che ci infastidisce, facendolo così sentire accusato. Di conseguenza, si sentirà spinto a ribattere o a difendersi, scatenando così un conflitto. Anche se sorgono spontanei, dunque, i “messaggi-tu” andrebbero evitati, perché possono dar adito a incomprensioni e fraintendimenti.
Per poter manifestare il nostro disagio e fare un’osservazione all’altro senza correre il rischio di offenderlo, Thomas Gordon suggerisce di usare i cosiddetti “messaggi-io”. Come dice il nome stesso, queste frasi sono formulate in prima persona e si differenziano quindi dai “messaggi-tu” per il fatto che il soggetto è l’individuo stesso che sta parlando.

 

Queste espressioni possono quindi iniziare con

Io penso che…
Io mi sento…

In questo modo, ci si assume la responsabilità di ciò che si sta dicendo, comunicando apertamente i propri bisogni senza scaricare colpe sull’altro. Affinchè siano efficaci, i “messaggi-io” dovrebbero descrivere il comportamento che genera fastidio, gli effetti che questo comporta e i sentimenti che provoca in noi. Un esempio potrebbe essere: “quando prendi i miei vestiti senza chiedermelo, io spesso mi trovo senza abiti carini da potermi mettere e questo mi mette molto di cattivo umore”. È da sottolineare come questa frase faccia capire chiaramente quale sia il problema, ma non attacca e non offende l’altro.

Per evitare conflitti e giungere più presto ad una soluzione, proviamo quindi a fare attenzione alla nostra comunicazione e ad evitare i “messaggi-tu”, sostituendoli con “messaggi-io”. Ad esempio, “Non riesci a capirmi” può diventare “Quando parli in questo modo, mi sembra che le mie idee non siano prese in considerazione e mi sento quindi molto triste e arrabbiato”.

È normale che all’inizio non sia facile esprimersi in questo modo, ma vedrai che con l’abitudine diverrà via via più naturale e che le tue relazioni ne trarranno enormi benefici!

 

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