La depressione post-partum… nei papà

Nella nostra società, si pone giustamente sempre più attenzione al rispetto e alla cura della donna in gravidanza e nel puerperio. Rispetto al passato, infatti, c’è molta più sensibilità per la delicatezza e l’importanza che la maternità assume nella vita della donna e si è più consapevoli della possibilità dell’insorgere di eventuali problematiche, come il baby blues (calo dell’umore nei giorni seguenti al parto) la depressione post-partum.

 

La depressione post-partum… nei papà

 

Poca importanza viene data invece al vissuto del papà. Si dà infatti per scontato che la nascita del figlio provochi gioia e soddisfazione, ma a volte la serenità del momento viene turbata dalla presenza di ansie e paure che rendono difficile l’assunzione del ruolo paterno e che possono mettere l’uomo in grave difficoltà, sfociando persino nella depressione in alcuni casi.

Diventare padre, infatti, implica l’assunzione di responsabilità e di nuovi ritmi di vita, generando un cambiamento importante nella vita del giovane uomo, soprattutto se si tratta del primo figlio. Questo conduce, inevitabilmente, ad un forte carico di stress e tensione, ad irritabilità per la mancanza di sonno e a stanchezza per il fatto che, agli impegni lavorativi, si aggiungono anche quelli genitoriali.

A queste problematiche più quotidiane, possono aggiungersi poi paure ed ansie personali. Una delle più frequenti, legate ad una concezione tradizionale e stereotipata dell’uomo come colui che deve proteggere la famiglia, riguarda la preoccupazione di non essere in grado di sostenere la partner e il bambino e di non essere all’altezza del ruolo. Da un lato questo può essere motivato da difficoltà concrete, come la precarietà del lavoro o la disoccupazione, dall’altro può dipendere da insicurezze personali. Allo stesso modo, la visione diffusa in passato del padre come figura dominante e autoritaria può entrare in crisi con una prospettiva più moderna che vede papà molto coinvolti, affettuosi e partecipi; quest’incoerenza può generare confusione nel giovane genitore, rendendolo incerto su come comportarsi. Può sembrare impossibile che pregiudizi ormai superati possano influenzare così pesantemente una persona, ma la mentalità e la cultura sono molto lente a cambiare e alcuni stereotipi sono spesso più radicati in noi di quanto si possa pensare, continuando a condizionarci al di fuori della nostra consapevolezza.

Un altro timore assai frequente è quello che il bambino rubi le attenzioni e l’interesse che prima venivano rivolti a sé; in particolare, il fatto che la donna in questo momento sia concentrata interamente su di lui può far sentire l’uomo trascurato e messo da parte. A ciò si aggiunge il fatto che anche la dimensione sessuale viene ridotta in favore dell’accudimento del piccolo.
Inoltre, rendersi conto di essere diventati genitori e di avere un bimbo può mettere l’uomo nella condizione di realizzare di non essere più un ragazzino. Accresce così la consapevolezza di essere adulti, con le relative ansie per le nuove responsabilità e per il fatto che la giovinezza via via si allontana. Talvolta, questo può anche accendere il timore di perdere forza e virilità con la vecchiaia o suscitare persino paure ancestrali come quella della morte, legata al passare del tempo.
Infine, è comune anche l’angoscia riguardo alla paternità del bambino. Nella maggior parte dei casi la persona sa che questo dubbio è del tutto infondato e si fida ciecamente della partner, ma quest’ansia è spesso determinata da dinamiche inconsapevoli e scarsamente controllabili.

A differenza della donna, l’uomo raramente si confida e parla del proprio disagio, con il rischio di tenersi tutto dentro. Rivolgersi ad uno psicologo può essere estremamente prezioso, perché permette di esprimere angosce e timori che spesso non vengono detti nemmeno alla compagna e di sostenere il giovane nel complesso, ma allo stesso tempo bellissimo, ruolo del papà.

 

 

 

 

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