Se avete già sentito parlare del celebre “effetto placebo”, sarete a conoscenza del fatto che il potenziale del nostro cervello ha dell’incredibile: nell’essere umano, di fatto, esiste una forza interna che consente di reagire anche alle situazioni più difficili. L’esempio della malattia è palese: la convinzione di poter guarire è già di per sé estremamente utile per mettere in atto un reale processo di convalescenza dell’organismo, perché attiva dei processi neurologici che vanno a modificare l’assetto ed il funzionamento delle cellule in modo da predisporre la produzione di ormoni, così da rigenerare quanto è danneggiato.
Insomma, nell’essere umano è insita una forma di auto-guarigione, che tuttavia spesso sabotiamo tramite un atteggiamento negativo, il quale spegne le risorse interiori canalizzandole verso la rassegnazione passiva e il prospetto di un esito negativo.

Come spegnere la negatività in cinque mosse: assumere un atteggiamento di apertura e accettazione nei confronti della vita
La profezia che si auto-avvera vale in entrambe le circostanze: che i nostri pensieri siano positivi o che siano disfattisti, essi permetteranno alle nostre energie di essere indirizzare verso la conferma delle credenze più profonde, di cui molte volte non siamo consapevoli.
Come fare, dunque, per limitare al massimo la negatività e di conseguenza impedire a sintomi di ansia, stress e depressione di incidere in maniera impattante nella nostra quotidianità?
La prima strategia è quella di adottare una tecnica specifica che possa risultare valida come attitudine al benessere e alla consapevolezza e sia pertanto applicabile alle nostre abitudini: assumere un atteggiamento di apertura e accettazione nei confronti della vita, perciò, non deve limitarsi ad essere una pratica fine a se stessa, ma costituire una sorta di connessione tra il mondo interiore e quello esteriore, così da permettere la comprensione profonda del senso dell’esistenza.
Ciascuno di noi, per potersi ritagliare degli spazi di riflessione e crescita, può ideare o assumere la pratica più in linea con i propri principi: questa può variare dalla preghiera allo yoga, dalla meditazione al contatto con la natura, e via dicendo.
Ciò che conta è permettere a se stessi di vivere dei momenti di pausa costruttiva, in cui poter valorizzare le varie tappe del proprio percorso e dove assumere maggiore consapevolezza del proprio stile di vita, di ciò che si vuole migliorare e di quanto ci circonda.
Direttamente legata alla prima è la seconda strategia, quella della scelta cosciente delle idee che guidano la nostra esistenza: ciò che crediamo si trasforma gradualmente nella concretezza della realtà, perciò prendersi cura della nostra conformazione di pensiero è fondamentale per assumere una prospettiva basata sull’evoluzione e sulla crescita piuttosto che sulla sopportazione passiva degli eventi.
Riuscire ad interrompere volontariamente un flusso di pensieri negativo consente di superare dei momenti difficili tramite il cambiamento di approccio ad essi, i quali non sono più vissuti come ostacoli ma come sfide che possono apportare un insegnamento.
Chi sceglie di lavorare sul proprio stile di pensiero escludendo la rassegnazione al caso e alla fortuna può sviluppare, con tempo e costanza, una mentalità più consapevole e sicura, che renda protagonisti della propria vita e non vittime impotenti del destino.
La terza modalità per sfuggire al senso di oppressione è sostituire il “dovere” al “potere”: comprendere che il nostro cammino individuale è composto da scelte e non da imposizioni ci aiuta a liberarci dall’ansia e dai vincoli che percepiamo quando iniziamo a considerare le attività come degli impegni da portare per forza a termine. La realtà è che non esiste nessun obbligo, che non siamo schiavi dei nostri obiettivi bensì liberi di modificarci di volta in volta sulla base di ciò che capiamo essere più opportuno per noi, senza temere il giudizio altrui né impedendoci di cambiare idea se necessario.
Certo, per arrivare ad un qualsiasi traguardo è necessario applicarsi con impegno e dedizione, sopportando anche delle fasi in apparenza poco soddisfacenti: imparare ad essere resilienti, cioè a piegarci senza spezzarci, ci consente di adattare il nostro cammino tenendo comunque presente l’obiettivo finale, così da non rinunciare a ciò che si desidera pur accettando anche gli inconvenienti e gli imprevisti.
Ciò che è importante è evitare di passare da un fine ad un altro in maniera inconcludente: essere liberi significa anche sapersi assumere le responsabilità necessarie.
In questo senso, lo psicologo può essere paragonato ad un allenatore che supporta a livello motivazionale e aiuta nel processo di consapevolezza.
Una quarta modalità per tutelarsi dagli effetti di uno stile di pensiero negativo è adottare una sorta di filtro personale che vada a creare una barriera virtuale tra ciò che desideriamo essere e ciò che il contesto in cui viviamo ci propina.
Troppo spesso, infatti, siamo influenzati in maniera dannosa da stereotipi e messaggi che non ci appartengono, ma che impariamo ad assimilare progressivamente, adattandoci: è opportuno invece sapersi centrare sulla base dei propri valori, ascoltando ciò che riceviamo dall’esterno con senso critico e sforzandoci di mantenere sempre il nostro benessere come priorità, a prescindere da ciò che può essere adeguato o meno per altre persone.
In sostanza, credere in se stessi senza dare troppo adito ai condizionamenti è il segreto per coltivare la perseveranza e per raggiungere i propri scopi.
Ultimo, ma non per importanza, è il tempo dedicato alla sfera psico-emotiva individuale: saper costruire i propri cardini lavorando su di sé con delle sane abitudini quotidiane e dedicarsi alla comprensione della propria interiorità senza imposizioni o giudizi è la chiave per poter adottare l’approccio positivo come una vera e propria regola essenziale al benessere.
Ciascuno di noi viene al mondo con la possibilità di essere felice: la scelta di assecondare questo istinto naturale o meno può incidere in maniera sostanziale sulla qualità della nostra vita.
di Damiano Pellizzari, psicologo psicoterapeuta
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