Il cyberbullo: figlio di una carenza affettiva

Internet ha profondamente cambiato la realtà quotidiana in cui viviamo, trasformando il nostro modo di comunicare, di entrare in relazione e di pensare. Gli odierni adolescenti sono i cosiddetti “nativi digitali”, ovvero quelle persone che fin dall’infanzia si trovano immerse nel mondo virtuale e che più di tutti navigano in questo cyber-spazio.

Oltre al bullismo, emerge il problema del cyberbullismo, inteso come «l’uso di informazioni e comunicazioni tecnologiche a sostegno di un comportamento intenzionalmente ripetitivo e ostile di un individuo o di un gruppo di individui che intende danneggiare due o più soggetti» (1) . Il cyberbullismo è però un problema che nasce fuori dal web e che coinvolge figure differenti.
Normalmente, quando si parla di bullismo e di cyberbullismo, si tende a porre l’attenzione sulla vittima e sulle figure (familiari e non) che devono intervenire in un’ottica di prevenzione, tutela e sostegno. Oggi però vogliamo porre lo sguardo sul bullo o cyberbullo, su colui che attraverso l’aggressività, fisica e non, esprime un bisogno. È il bisogno di un bambino che sin dai primi anni di vita ricerca protezione, calore e affetto, ma che non riceve una risposta empatica da parte dei genitori; è quella che Bowlby chiama “carenza di cure materne”. L’aggettivo “materne” non vuole attribuire tutta la responsabilità alla madre perché entrambi i genitori svolgono due ruoli importanti: il padre dovrebbe riconoscere e controllare l’aggressività del figlio, mentre la madre dovrebbe creare con il medesimo una relazione primaria sana e forte.

Se tutto ciò viene a mancare o è carente, le conseguenze sul bambino, e quindi sul futuro adolescente, potrebbero essere un’incapacità ad entrare empaticamente in relazione con l’altro e a gestire e scaricare adeguatamente l’aggressività.
Gli atteggiamenti aggressivi, prepotenti e talvolta violenti messi in atto da un bullo potrebbero essere quindi la conseguenza di un ambiente familiare poco sensibile ed amorevole. Come scrive Luigi Caputo: «tutti i figli hanno diritto ad essere accarezzati, abbracciati e soprattutto capiti ed ascoltati» (2).

I genitori troppo severi o troppo permissivi nei confronti dei comportamenti aggressivi rischiano di creare nel figlio una predisposizione a diventare un bullo o cyberbullo. Nel primo caso, si tende a ricorrere frequentemente a punizioni fisiche che trasmettono l’idea che la violenza sia l’unico modo per far rispettare le proprie regole; nel secondo caso non si permette al figlio di percepire i limiti oltre i quali i comportamenti non sono più consentiti e quindi lo portano ad assumere atteggiamenti prevaricatori e prepotenti.
La famiglia quindi ha un’importanza fondamentale nel determinare comportamenti di bullismo nel figlio, non solo se è un ambiente in cui si sperimentano già forme di violenza, ma anche se è privo di affetto, carente di cure e incapace di empatizzare e di sintonizzarsi con i bisogni del figlio.

Le ricerche così hanno spostato l’attenzione dalla vittima di bullismo e cyberbullismo al bullo o cyber bullo. Uno di questi lavori è quello di Grunin, Yu e Cohen del 2020, intitolato: “The Relationship between Youth Cyberbullyng Behaviors and Their Perceptions of Parental Emotional Support” (3). Lo studio vuole comprendere i fattori che influenzano i giovani che mettono in atto comportamenti di bullismo, sia online che offline, in modo da poter intervenire in un’ottica preventiva e clinica.

Emerge che il modo in cui i figli percepiscono alcune caratteristiche della propria famiglia, quali il supporto emotivo dei genitori, può portare allo sviluppo di questi comportamenti. I più a rischio risultano essere i figli che sostengono di non aver mai o quasi mai ricevuto aiuto dai genitori, i figli a cui non è permesso fare le cose che gli piacciono e i figli i cui genitori sono definiti come poco o per nulla amorevoli. In generale aspetti quali la capacità dei genitori di comprendere i figli, di permettergli di prendere le proprie decisioni, di farli sentire amati e supportati, diminuiscono notevolmente le probabilità che essi mettano in atto comportamenti di bullismo e di cyberbullismo; al contrario, deresponsabilizzare gli adolescenti o controllarli eccessivamente ne aumentano notevolmente le probabilità.
Perciò, nella nostra vita quotidiana come genitori o come adolescenti vittime, o nel nostro ambito di lavoro come insegnanti, educatori, psicologi o altro, è importante provare a comprendere il contesto familiare di quel ragazzo che, mettendo in atto comportamenti di questo tipo, in realtà esprime in maniera distruttiva un’aggressività che deriva dal non avere ricevuto risposta ai propri bisogni e da una mancanza di affetto e di cura da parte dei genitori. Con questo non si vuole attribuire l’intera responsabilità a quest’ultimi, ma è bene tenere a mente quanto loro possano giocare un ruolo fondamentale.

(1) Giovanni FASOLI, Cyber-bullismo. Adolescenti, scuola, famiglia, Padova, Libreriauniversitaria.it, 2019, 46.
(2) Luigi G. CAPUTO, Bulli e bulle, Corso di studio in scienze criminologiche, Università del Salento, a.a. 2015/2016, 17.
(3) Laura GRUNIN – Gary YU – Sally S. COHEN, The Relationship Between Youth Cyberbullying Behaviors and Their Perceptions of Parental Emotional Support, in «Int Journal of Bullying Prevention», (2020), 1-13, DOI:10.1007/s42380-020-00080-5.

 

 

 

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