Il disturbo ossessivo compulsivo

Con la sigla D.O.C. gli psicologi definiscono il disturbo ossessivo compulsivo. Io preferisco chiamarlo disturbo di origine controllata, proprio come il vino e altri alimenti.

Anche in queste situazioni a farla da padrone è un eccesso ben radicato di controllo. Il meccanismo sottostante è il medesimo dell’ansia però è molto più diffuso e invalidante. Un pensiero onnipotente vuole controllare tutto e tutti. Vi è fondamentalmente una non accettazione della vita e della presenza del male nelle sue molteplici forme. Si affacciano alla mente pensieri inaccettabili che la persona combatte strenuamente. Talora l’individuo mette in atto dei rituali comportamentali per annullare l’effetto angosciante dei propri pensieri (es: lavarsi ripetutamente, disinfettare ambienti in cui si vive, controllare più volte il gas, la luce o la chiusura delle porte,…).

Darò ora qualche dritta per alleviare il problema, consapevole che quando esso è pervasivo si rende necessaria un’approfondita psicoterapia che vada a lavorare su più fronti: quello cognitivo, quello emotivo e quello relazionale.

1) Non combattere i tuoi pensieri. Ho letto che da qualche parte in India è stata inventata una trappola per scimmie: è una gabbia dotata di un servomeccanismo che blocca il polso della scimmia quando lei afferra la banana posta all’interno. Più la stringe più la morsa sul polso è forte. Basterebbe che lei lasciasse la presa e sarebbe libera. Tu non sei una scimmia, anche se probabilmente da essa derivi. Cerca di non afferrare e bloccare strenuamente i tuoi pensieri per quanto intollerabili siano, ma lasciali andare. Tanto sii certo che proprio per come è la tua forma mentis non diventeranno azioni: sei già troppo controllato di tuo per far del male a qualcuno o a te stesso.

2) Prescrizione del sintomo. Se devi attuare dei rituali comportamentali usa la forza che hanno per indebolirli. Contratta con te stesso come di seguito suggerito.
Ad esempio se devi controllare il gas tre volte puoi decidere di non farlo, ma se lo fai lo devi fare sei volte, non una volta in più non una volta in meno. Puoi comunque decidere di non farlo.
Ancora, se sei costretto a lavarti le mani per cinque minuti puoi decidere di non farlo, ma se lo fai lo devi fare per dieci minuti, non un minuto in più non un minuto in meno. Puoi comunque decidere di non farlo.
Tutto ciò può sembrarti assurdo e paradossale. Infatti lo è; ed è perché soverchia ogni logica che molto spesso funziona. Non te lo spiego per filo e per segno poiché sarebbe come svelare il trucco di una magia.

3) Tieni un diario. Segna i successi e i fallimenti con relativi pensieri ed emozioni. Potranno essere utili per un confronto psicoterapeutico.

Ti ho suggerito queste tre strategie affinché tu possa adattarle alla tua situazione ma ribadisco nuovamente che di solito è necessario un lavoro psicologico più ampio e complesso.

 

 

 

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