Quando si sente parlare di ipnosi, la prima immagine che ci viene in mente è quella dell’ipnotista che grazie al lento e regolare dondolio di un pendolo induce nel soggetto uno stato di trance. La persona così ipnotizzata si trova ad essere sotto il controllo dell’altro e a fare tutto ciò che lui comanda, anche contro la sua volontà.
In realtà non è così, la capacità di entrare in trance non è legata ad un qualche potere magico dell’ipnotista, bensì è una capacità naturale dell’essere umano. Il terapeuta non fa altro che guidare attraverso le sue competenze comunicative la persona durante l’esperienza ipnotica, ma è quest’ultima che decide liberamente che cosa fare e che cosa esprimere. Da un punto di vista psicologico, con ipnosi si intende una procedura in cui il paziente sperimenta cambiamenti a livello di sensazioni, percezioni, emozioni e comportamenti, e include uno stato di maggior calma, rilassamento e benessere. Grazie ad Erickson si è potuti passare dalla cosiddetta “ipnosi da palcoscenico” come forma di intrattenimento, in cui spesso ad essere ipnotizzati erano spettatori complici che fingevano, e dalla “ipnosi da rapina” fenomeno in cui dopo aver ipnotizzato una persona la si derubava (in realtà si trattava di tecniche manipolative, poiché non è possibile mandare in trance qualcuno senza il suo consenso), alla “nuova ipnosi”.
In Italia l’ipnosi può essere praticata unicamente da psicologi e medici in quanto può comportare danni psicologici su persone particolarmente suggestionabili.
Il terapeuta può scegliere tra diverse tecniche per indurre lo stato ipnotico a seconda delle caratteristiche e dei bisogni del paziente che ha davanti e delle proprie capacità. Tra le tecniche possibili troviamo: l’ipnosi metaforica, le suggestioni, le visualizzazioni, la regressione e molte altre. Per quanto riguarda l’ipnosi regressiva, è una tecnica che permette all’individuo di tornare indietro nel tempo per ricercare le cause di conflitti attuali in modo da poterli risolvere e far emergere le risorse necessarie per poter evolvere.
L’ipnosi ericksoniana, quella che poco prima nell’articolo abbiamo chiamato “nuova ipnosi”, è stata fondata da Erickson, il quale la definì come un fenomeno naturale, comune e frequente che si può verificare spontaneamente nell’individuo. Lo stato di trance è il risultato di una relazione diadica, quella tra terapeuta e paziente, attraverso l’uso di specifici modelli linguistici, del rispecchiamento della postura e dell’uso particolare della voce.
È essenziale però che si crei un legame di fiducia e di rispetto reciproco affinché tutto ciò sia possibile.
L’ipnosi ericksoniana è caratterizzata da tre fasi:
1) Preparazione: fase in cui terapeuta e paziente si conoscono e instaurano un legame solido di fiducia, di rispetto reciproco e in cui il terapeuta raccoglie informazioni, indaga gli schemi, le abitudini e le aspettative in merito alla possibilità di cambiare e di risolvere il problema.
2) Trance terapeutica: fase in cui gli schemi abituali vengono momentaneamente alterati per aiutare il paziente ad essere ricettivo ad altri modelli di funzionamento mentale. A livello fisiologico si osserva ritardo nei riflessi, occhi chiusi, respiro lento e lineamenti facciali rilassati. I 5 stadi con cui indurre la trance, secondo Erickson, sono la fissazione dell’attenzione, il depotenziamento degli abituali schemi di riferimento e credenze, la ricerca inconscia, il processo inconscio e la risposta ipnotica.
3) Valutazione e ratifica del cambiamento terapeutico ottenuto: fase in cui il terapeuta rende consapevole il paziente dei cambiamenti avvenuti in seguito all’ipnosi, anche se ci sono persone che sono in grado di riconoscerli in modo autonomo. Anche il minimo cambiamento deve essere valorizzato, in modo che i vecchi modelli di pensiero e i vecchi comportamenti non si ripresentino.
L’ipnosi quindi si presenta come una tecnica che, a differenza di quanto ingenuamente si potrebbe immaginare, ha una sua validità clinica e soprattutto non sottomette il paziente al controllo dell’ipnotista, anzi gli permette di aumentare il controllo sul proprio funzionamento, sulla gestione delle emozioni e sui propri comportamenti.



