Perché l’ansia non è il tuo nemico (e come smettere di combatterla)

Ti è mai capitato di sentirti sopraffatto da quel nodo allo stomaco o da quel battito accelerato proprio quando avresti bisogno di calma? Se la risposta è sì, probabilmente hai passato molto tempo a cercare di scacciare l’ansia, a combatterla o a ignorarla, sperando che sparisse.

Ma cosa succederebbe se ti dicessi che l’ansia, di per sé, non è tua nemica? In questo articolo scopriremo perché resistere all’ansia spesso la peggiora e come puoi iniziare a vederla sotto una luce diversa per ritrovare il tuo equilibrio.

1. A cosa serve l’ansia? La prospettiva evolutiva

Molti dei miei pazienti arrivano in studio chiedendomi: “Come posso eliminare l’ansia?”. La verità è che non vorresti davvero vivere senza.

L’ansia è un meccanismo di sopravvivenza ancestrale. È come un sistema di allarme installato nel nostro cervello (grazie all’amigdala) che ha lo scopo di proteggerci dai pericoli.

Anticamente: Ci avvisava della presenza di un predatore.

Oggi: Si attiva per una scadenza di lavoro, un conflitto relazionale o un cambiamento importante.

Il problema sorge quando l’allarme diventa “troppo sensibile” e suona anche quando non c’è un pericolo reale. Ma l’intenzione del tuo corpo rimane la stessa: proteggerti.

2. Il paradosso della lotta: perché resistere non funziona

C’è un principio psicologico fondamentale: ciò a cui opponi resistenza, persiste. Quando interpreti l’ansia come un nemico da sconfiggere, il tuo cervello riceve un segnale di ulteriore pericolo. Inizi a spaventarti del fatto di essere spaventato. Questo crea un circolo vizioso:

Senti l’ansia.

Ti spaventi e cerchi di soffocarla.

Il corpo produce più adrenalina perché percepisce una “lotta”.

L’ansia aumenta.

Combattere l’ansia è come cercare di spegnere un incendio soffiandoci sopra: finisci solo per dare più ossigeno alle fiamme.

3. Tre passi per smettere di combattere e iniziare a gestire

Se la lotta non funziona, qual è l’alternativa? Ecco un approccio basato sulla consapevolezza e sull’accettazione attiva.

A. Riconosci e dai un nome
Invece di dire “Sto male”, prova a dire: “Sento dell’ansia nel mio corpo in questo momento”. Distanziarti dall’emozione ti permette di osservarla senza diventarne vittima. Non sei tu ad essere l’ansia; tu sei il contenitore che la ospita temporaneamente.

B. Ascolta il messaggio
L’ansia è un messaggero. Chiediti: “Cosa sta cercando di dirmi questo stato d’animo?”. Forse ti stai prendendo troppi impegni? O forse c’è una situazione che non stai affrontando? Una volta ascoltato il messaggio, il messaggero di solito smette di urlare.

C. La tecnica del “Permesso”
Invece di irrigidirti, prova a fare un respiro profondo e “dare il permesso” all’ansia di esserci. Visualizzala come un’onda: ha un picco e poi, inevitabilmente, scende. Se non combatti l’onda, ne uscirai solo bagnato, non travolto.

Chiedere aiuto è un atto di forza

Imparare a non temere l’ansia richiede tempo e pratica. Se senti che questo stato d’animo blocca la tua vita quotidiana o le tue relazioni, parlarne con un professionista può fare la differenza.

La psicoterapia non serve a “cancellare” le emozioni, ma a fornirti la bussola per navigare anche quando il mare è mosso.

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