LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI – Recensione dello psicologo sul nuovo libro di Elena Ferrante

Trama

In questo nuovo romanzo, l’ormai celebre Elena Ferrante racconta la storia di Giovanna, una ragazzina che vive a Napoli con i suoi due genitori. Le righe di questo libro sono intrise delle preoccupazioni e dei dubbi che affliggono gli anni della pubertà, in cui il desiderio di diventare grandi si fonde alla paura di lasciare la sicurezza dell’infanzia e all’incertezza su quale sarà il proprio nuovo aspetto, la propria identità. Il sapore dolceamaro dei sentimenti di Giovanna, in bilico fra la voglia di crescere e la nostalgia per la vita felice e spensierata di bambina, viene però compromesso dalle scoperte che la protagonista fa sui suoi genitori e, più in generale, sul mondo degli adulti: l’ipocrisia e la falsità di cui essi si rendono capaci, infatti, fanno crollare tutte le sue certezze e rendono la pubertà un periodo triste, difficile, una fase di transizione verso un’età, quella adulta, che Giovanna non può che considerare repellente, brutta e contraddittoria. Molti sono i personaggi che deludono e confondono la giovane, rendendola poco a poco disillusa, disincantata e scoraggiata; uno soltanto, Roberto, rappresenterà per lei un modello di riferimento, l’unico punto di luce da ammirare e seguire in mezzo a tanti altri adulti che, come nebulose grigie, non fanno altro che affastellare pretesti e bugie per nascondere le loro debolezze.

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LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI

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Le bugie degli adulti

In effetti, ciò che prova Giovanna è normale e comprensibile: i suoi genitori e tutte le figure adulte importanti nella sua vita, come zia Vittoria, continuano a mentirle e a tradirla, per poi giustificare il loro comportamento come se Giovanna, anziché essere una figlia da amare e proteggere, fosse una mamma cui chiedere scusa per i propri errori. Al di là della loro disonestà, ciò che però rende questi adulti inaffidabili e scorretti nei confronti di Giovanna è il fatto che, non sapendo gestire i problemi fra di loro, coinvolgono anche lei, rendendola partecipe di fatti che in realtà non la riguardano. A macchiarsi di questa colpa sono soprattutto il padre e la zia, che, a causa di litigi e conflitti mai sopiti, cercano ognuno di convincere Giovanna a sostenere le proprie ragioni e ad odiare l’altro. Anziché amarla così com’è e considerarla come una persona a tutti gli effetti, la trattano come se fosse il mezzo per vincere dispute mai risolte, pretendendo il suo appoggio a mo’ di conferma della loro superiorità sull’altro. I personaggi che emergono in questo libro, dunque, sono in realtà adulti estremamente fragili, immaturi e concentrati su sé stessi al punto da non riuscire a vedere l’altro per com’è, ma semplicemente sulla base di quanto possa rafforzare o meno la loro autostima e la loro visione di sé medesimi come persone innocenti, vittime delle ingiustizie commesse da qualcun altro. Del resto, Giovanna non viene mai ascoltata e le sue mute proteste sono ignorate o, peggio ancora, tenute nascoste alla stessa stregua degli inconfessabili segreti che i genitori tentano in ogni modo di nascondere.

Anche gli altri adolescenti che Giovanna incontra nel suo cammino non sono esenti da simili difficoltà: qualcuno si atteggia in modo superficiale ed egoista proprio come gli adulti, imitando il loro stesso atteggiamento di superbia e ipocrisia, qualcun altro invece, come l’amica Giuliana, è logorato dalle insicurezze, dall’ansia e dal timore di non essere mai all’altezza.

Giovanna

Sballottata qua e là fra le liti degli adulti come un pallone da calcio che, segnando il goal finale, debba sancire la definitiva vittoria di una delle parti in causa, Giovanna inizia a dubitare del suo valore e a trascurarsi proprio come i grandi fanno con lei. Se inizialmente si preoccupava molto del suo aspetto e si rammaricava di non essere bella, comincia poi a vergognarsi di sé stessa, nascondendosi sotto a vestiti larghi e a un trucco pesante. Smette di studiare, smette di coltivare le proprie passioni, riducendo la sua esistenza ad un boccheggiare apatico nell’oceano di bugie e rancori in cui è immersa. Anche i suoi primi incontri sessuali saranno in realtà uno scudo contro il mondo esterno, una difesa paradossale della propria intimità: Giovanna intrattiene i primi contatti con l’universo maschile senza alcuna emozione, senza trasporto, senza l’esaltazione e il senso di scoperta adolescenziali, talvolta addirittura senza consapevolezza. Alla giovane ragazza la sessualità appare soltanto un’altra falsità del mondo adulto, un modo per manipolare e accontentare gli uomini senza alcuna piacevolezza; del resto, gli adulti che hanno affrontato con lei questo tema, anziché parlare dell’amore carnale come di un’espressione di un rapporto affettivo più serio e profondo, hanno offerto una visione di esso come qualcosa di crudo, volgare, che divide e separa le persone anziché unirle.

Roberto

L’unica figura positiva del romanzo è Roberto Matese, il fidanzato dell’amica Giuliana di cui Giovanna è segretamente innamorata. La ragazza, come tutti coloro che lo incontrano, è infatti ammaliata e affascinata da Roberto. Ad irretirla sono, più che il suo aspetto fisico, le sue parole, i suoi discorsi intelligenti e colti, il suo sapere quasi sconfinato. Da professore appassionato e illuminato qual è, Roberto appare l’estremo opposto degli altri adulti presenti nella storia; se questi ultimi sono volgari, disonesti e fragili, lui è raffinato, cortese e solare; se gli altri sono arrabbiati, vergognosi e infedeli, lui è serio, professionale e disponibile con chiunque. Nonostante queste enormi differenze, molti però sono i punti in comune fra il padre di Giovanna e Roberto: entrambi insegnano, entrambi amano leggere e cercano di trasmettere alla ragazza la loro passione coinvolgendola in disquisizioni filosofiche e in ragionamenti complessi. C’è da chiedersi, dunque, se Giovanna sia realmente innamorata di quest’uomo o se sia in cerca, piuttosto, di una versione migliore e più accettabile di suo padre, di un adulto che possa proteggerla ed amarla a differenza di quanto i suoi parenti abbiano fatto. Forse anche lei, infatti, ha perso la capacità di vedere le persone per come sono e le sostituisce con immagini da sé costruite per trovare un rimedio alle delusioni e alle ferite subite.

In conclusione, il romanzo offre una visione amara e disincantata sul mondo degli adulti e sull’immagine che esso dà di sé ai giovani. La lettura è perciò una preziosa occasione per riflettere sulle colpe di cui spesso ci si macchia, mettendo a nudo e denunciando le tante ingiustizie che molte volte si finisce per commettere. Consigliato a genitori, insegnanti ed educatori.

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