La sindrome di barbie e di ken: un nuovo disturbo psicologico

Sono ormai celebri i casi delle due ucraine Alina Kovalevskaya e Valeria Lukyanova, identiche in tutto e per tutto alla famosa bambola Barbie, così come quello dell’inglese Rodrigo Alves, deciso ad impersonare il corrispettivo maschile Ken. Sembra però che questi personaggi non siano i soli a desiderare le fattezze della coppia giocattolo: sono sempre di più, infatti, i chirurgi estetici a cui vengono chiesti i lineamenti o le caratteristiche del corpo di Barbie, per le donne, o del fidanzato Ken, per gli uomini.

 

La sindrome di barbie e di ken: un nuovo disturbo psicologico

Dietro alla bizzarria di simili pretese si nasconde in realtà un forte disagio, tanto che oggi si parla di “sindrome di Barbie e Ken” per riferirsi a questi casi. Cerchiamo di capire insieme, allora, quali siano le componenti psicologiche coinvolte in questo fenomeno.

Insoddisfazione per il proprio corpo

È intuitivo e scontato che, sotto alla volontà di ricercare la finta bellezza dei due personaggi giocattolo, vi sia una bassa autostima e un cattivo rapporto con il proprio aspetto fisico.
Pare fra l’altro che un uso massiccio di queste bambole, dal fascino irreale e dalla perfezione irrealistica, provochi nelle bambine una maggiore insoddisfazione per il proprio corpo, esponendo al rischio di sviluppare perfezionismo e disturbi alimentari. I piccoli, infatti, abituandosi alla visione continua delle Barbie, arrivano a percepire le sue fattezze come un normale standard di bellezza e si sentono inevitabilmente inferiori quando confrontano il loro aspetto con quello della bambola.

Sarebbero dunque Barbie e Ken i principali colpevoli di questo disagio? In realtà, essi non possono essere considerati la causa diretta di tali problematiche: un vero e proprio disturbo, infatti, si instaura solo quando vi sono altre difficoltà e fragilità pre-esistenti. Insicurezza e bassa autostima, dovute ad esempio ad un ambiente familiare disturbato, sono fra i principali fattori all’origine di tali forme di sofferenze.

Ricerca di una nuova identità

Se l’insoddisfazione per il proprio corpo è un aspetto facilmente intuibile, forse non tutti notano che, nel tentativo di assomigliare sempre più a Barbie e Ken, vi è la tendenza a voler essere qualcun altro, a presentarsi diversi da come si è. In queste persone, infatti, si può notare una forte difficoltà nell’assumere una propria identità, nell’essere sé stessi, tanto da volerne abbracciare un’altra, addirittura quella di due giocattoli e non di due vere persone. Diventare Barbie e Ken implica rinunciare alla propria personalità, alla propria unicità, per nascondersi dietro ad una maschera.

Enorme è dunque la sofferenza che si cela sotto a queste assurde richieste, in quanto esprime un forte dolore nel voler essere diversi da ciò che si è, nel non avere una propria identità, nel dover conformarsi ad un’apparenza che non è nemmeno quella di un’altra persona, ma di una bambola.

Come comportarsi se sei un professionista

Come sostiene Carlo Gasperoni, il chirurgo e professore universitario che per primo ha lanciato l’allarme della sindrome di Barbie e Ken, quando ci si trova di fronte a casi simili la cosa migliore è non assecondare il paziente e indirizzarlo verso uno psicologo. Il docente sostiene infatti che “In altre parole, aiutare una persona a somigliare a quelle bambole è la negazione della missione del medico, il cui comportamento è da censurare perché non etico”.

 

 

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