Come riconoscere l’ansia: le vie d’espressione a livello somatico

“Che ansia!”
Lo sentiamo ripetere fin troppo spesso nella nostra quotidianità, perché si tratta di un termine ormai quasi abusato, che testimonia quanto la realtà sia vissuta come una minaccia, come una perenne sfida in cui dobbiamo risultare competenti.
Eppure, sono in pochi a sapere che cosa è davvero l’ansia: si tratta non di un’emozione, ma di uno stato aspecifico collegato ad un vissuto emotivo. In sostanza, è una sensazione non localizzata, che può interessare vari distretti del corpo e che ha origine da una modalità di interpretazione della realtà non in linea con le nostre espressioni emotive più viscerali.

 

Come riconoscere l'ansia: le vie d'espressione a livello somatico

 

Come riconoscere l’ansia

Di fatto, tendiamo a provare ansia se in qualche modo sopprimiamo delle emozioni che non lasciamo fluire spontaneamente: di per sé non è negativa, anche se siamo avvezzi ad attribuirle quest’accezione; piuttosto, si tratta di un segnale, un indicatore che sottolinea come qualcosa stia avvenendo in noi e richieda la nostra attenzione. Ciò che viene risvegliato a livello subcorticale è qualcosa che va oltre la razionalità, che spesso e volentieri può essere solo liberato e vissuto ma non spiegato o compreso e che incarna qualcosa di primitivo e profondo, un’energia che in molti casi ci obblighiamo a sopprimere perché ci spaventa.
Esistono terapie psicologiche brevi con metodi validati scientificamente che consentono di affrontare i sintomi dell’ansia, molto spesso scambiati per disturbi di origine organica perché impattano a livello fisico: il loro obiettivo è identificare il tipo di emozione non espressa e la sua localizzazione, cioè le parti del corpo su cui va ad incidere, per poterlo alleggerire dai disturbi in cui una situazione di pressione prolungata lo ha spinto. Ad esempio, non di rado un intervento psicologico provoca un effetto positivo immediato sullo stato di benessere della persona, che risulta più ricettiva e favorevole ad affiancare al sostegno mentale un supporto effettivamente più specifico, anche di tipo farmacologico o medico, se necessario.

 

Come riconoscere l’ansia: le vie d’espressione a livello somatico

L’approccio adatto ad un eventuale disturbo d’ansia dipende dai comparti di scarico da essa scelti a livello corporeo: le sue vie di espressione a livello somatico, infatti, possono riguardare la muscolatura striata, quella liscia o anche direttamente il sistema nervoso, e l’individuazione di sintomi specifici aiuta ad intervenire in maniera più mirata ed efficace.
Nel primo caso, quello della muscolatura striata o volontaria, di norma abbiamo una percezione abbastanza consapevole di una tensione di tipo emotivo, perché riconosciamo contratture o rigidità causate da uno stato emotivo non rilassato e in alcuni casi riconosciamo l’ansia come possibile causa di lombalgia, cervicalgia o disturbi posturali anche senza una diagnosi più approfondita.

Diverso è il caso della muscolatura liscia, detta anche involontaria, che riguarda i visceri, la vescica, le pareti dei vasi e tutti quei comparti non sottoposti al nostro controllo cosciente durante le loro funzioni: molte volte, infatti, non consideriamo l’ipotesi di poter far fronte su un piano più strettamente mentale a sintomi somatici come difficoltà digestive, casi di cefalea ed emicrania, colon irritabile, ipertensione o anche asma in età adulta dovuto all’infiammazione cronica delle pareti dei bronchi. Invece, è bene sapere che lavorando sulla gestione di ansia e stress è possibile alleggerire la parte fisica in maniera notevole.

Infine, a livello cerebrale si può assistere ad alterazioni cognitive o percettive come vertigini, difficoltà di visione, inabilità o sensazione di testa piena o vuota che dipendono da stati emotivi alterati e non sono riconoscibili tramite interventi o accertamenti di tipo neurologico, dato che i sintomi non presentano una base organica. Non solo: anche frequenti situazioni di perdita di energia e stanchezza cronica dipendono da uno stato d’ansia prolungato non considerato.

Ritenere questi segnali come occasioni per approfondire maggiormente la conoscenza di sé e per occuparsi in modo più responsabile e consapevole del proprio benessere piuttosto che come una patologia da affrontare faticosamente può già costituire un’ottima base per intraprendere un percorso di riscoperta e di attenzione verso se stessi, che non deve ostacolare la vita quotidiana ma semmai renderla più fluida.
Prestare attenzione al corpo o ad altri segnali di ansia di norma sottovalutati, come piedi freddi, sbadigli frequenti, incubi o sudorazione troppo abbondante, è fondamentale per ridurre i rischi, per acquisire abitudini più adatte ai nostri ritmi fisiologici e per modificare uno stile di pensiero improntato sulla preoccupazione e sul futuro in uno più sereno e rivolto al presente.
È bene tenere in considerazione, infine, che consentire all’ansia di emergere senza sopprimerla permette di osservarla, di farla arrivare al picco massimo e perciò di lasciarla defluire con più facilità, fino ad imparare a conoscerla e a non lasciarsene dominare.

 

 

 

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