Dante: tra pandemia e psicologia

Quest’anno si festeggiano i 700 anni della Divina Commedia, evento che può offrire una interessante chiave di lettura sul particolare periodo storico che stiamo vivendo.

Sono molti, infatti, i parallelismi con la situazione attuale, che ha comportato non solo un ammalarsi fisico ma anche psichico.
Molta gente si è ritrovata all’interno di una “selva oscura” durante questi due anni di pandemia. Tante persone sofferenti come i peccatori dell’inferno dantesco non hanno raggiunto la “luce divina”. Altri che hanno lottato cercando di sconfiggere la malattia ricordano le anime purganti in cerca di redenzione. Infine, coloro che ce l’hanno fatta potrebbero assomigliare ai beati dell’ultima cantica del sommo poeta.

Hanno sofferto, inoltre, anche i familiari che hanno perso i loro cari senza poter dare loro un ultimo saluto, i bambini costretti a fare lezione in DAD, i molti lavoratori che si sono trovati disoccupati e i ragazzi che non potevano più uscire di casa, vedere gli amici o praticare sport.
In questi frangenti può entrare in gioco l’intervento dello psicologo, che come Virgilio, accompagna la persona attraverso il buio e la sofferenza per riportarla alla luce che illumina l’esistenza.

Dante inizia a scrivere l’opera durante il suo esilio con lo scopo di affrontare un cammino introspettivo che ha, però, valenza universale. Proprio come lui, grazie al viaggio fra i tre regni e all’aiuto delle guide, anche la persona con il sostegno del terapeuta potrà beneficiare di una profonda trasformazione individuale.
Tutti in qualche momento ci siamo ritrovati in una situazione simile a quella descritta nella Divina Commedia. La selva oscura è dentro ciascuno di noi e bisogna avere il coraggio di affrontarla davvero. In fondo, in momenti diversi chiunque può smarrire la diritta via. Prima ci sono la crisi e il turbamento, siamo trascinati in uno sconforto continuo proprio come Dante ha sperimentato nell’inferno. A seguire, si apre uno spiraglio di luce, e inizia metaforicamente la salita del Monte Purgatorio. Qui la fatica fa da padrona ma grazie alla conoscenza e alla coscienza possiamo trasformare la negatività in positività.

Dopo aver imparato a non lasciarsi trasportare dalle pulsioni e a non subire le circostanze esterne, allora si è in grado di salire al Paradiso, il luogo del sé e della completezza, che ricorda metaforicamente la beatitudine delle anime.
Per concludere questa riflessione, si potrebbe dire che per amare il lato oscuro di noi e del mondo è necessario attraversarlo ed esplorarlo con una guida per “tornar a riveder le stelle”.

 

 

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