Effetto Spotlight: tutti mi guardano!

Ti è mai capitato di evitare qualche luogo perché ritenevi di avere un abbigliamento inadeguato? Ti sei sentito qualche volta osservato perché avevi il dubbio di avere una macchia sulla maglietta? Hai provato disagio ad una cena perché ti ritenevi scapigliato?


Il sentirsi gli occhi addosso degli altri, sovrastimando la loro attenzione nei tuoi confronti, viene definito dalla psicologia “effetto spotlight”.


Proprio ieri stavo guardando il programma “Amici” con Elena. Durante l’esibizione di una cantante di nome Sissi, Elena esclama “Oh guarda che faccia poverina, si è dimenticata le parole, chissà che imbarazzo”. Io, siccome avevo lo sguardo rivolto altrove, sono rimasto un po’ perplesso, perché non mi sembrava affatto che la ragazza avesse dimenticato il testo, al contrario, stava continuando a cantare in modo molto naturale. Alla fine della puntata ci siamo messi a discutere riguardo quello che era successo e mi sono reso conto che la reazione della ragazza era un chiaro esempio di effetto spotlight. Sissi, convinta che tutti avessero notato il suo lapsus si era sentita sotto i riflettori ma sono persuaso, che per quanti abbiano notato il suo errore, altrettanti non se ne siano neppure resi conto.
Sono stati condotti molti studi per comprendere il funzionamento di questo effetto. Per esempio, in uno dei primi di Gilovich et al. si fece indossare ai partecipanti un indumento da loro ritenuto imbarazzante. Li fecero entrare in una stanza con molte persone e rimanere lì per un breve periodo di tempo. Una volta usciti i ricercatori chiesero quante persone, a loro avviso, avessero notato come erano vestiti. I risultati mostrarono che i partecipanti tendevano a credere che molti più individui li avessero notati, rispetto a quelli che realmente l’avevano fatto.


Tanti altri studi di questo tipo sono stati condotti negli anni e tutti portarono a risultati simili.
Questa è una grande prova a supporto del fatto che le nostre percezioni sono soggettive.
Due tratti che spiegano questo effetto sono egocentrismo e timore del giudizio degli altri.
Il primo in particolare è una caratteristica tipica degli adolescenti. In questo periodo la persona è ancora in una fase di scoperta e costruzione della propria identità e vorrebbe generare un’immagine di sé socialmente accettabile. Pertanto, tenderà a dare eccessivo valore a ciò che ritiene un limite o un difetto.


Le cause sono riconducibili ad una scarsa autostima. La persona ha acquisito l’abitudine ad attribuire i propri pensieri negativi agli altri. Ciò può essere dovuto a convinzioni che si sono instaurate attraverso forme di educazione svalutante. Imparare a mettersi nei panni altrui può essere una strategia per sperimentare che il nostro prossimo non è poi così giudicante e “cattivo” come crediamo. Tra i mille pensieri che l’altro potrebbe avere in un determinato momento, prendiamo l’ipotesi più sfavorevole nei nostri confronti e la facciamo diventare realtà, divenendo così “carnefici di noi stessi”.
Talora l’effetto spotlight si associa a forme di ansia sociale e nei casi più gravi prende la forma di mania di persecuzione.
Un percorso terapeutico può essere una modalità per liberarsi dalle dinamiche vittima-carnefice. 

 

 

 

 

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